


Persone di diverse fedi impegnate in un dialogo interreligioso
Il pluralismo religioso è una realtà concreta, indipendentemente dalle nostre preferenze. Sebbene tutti i seguaci delle varie religioni credano che Dio sia Onnipotente, la realtà è che su questa terra esistono diverse religioni. La pluralità è sottolineata da Dio stesso nelle diverse Sacre Scritture. Nel Corano stesso si afferma che ogni popolo ha la propria qibla (direzione) verso cui si volge a Lui.
Pertanto, la diversità religiosa è un destino voluto da Allah che non può essere cambiato, alterato, contrastato o negato. Qualsiasi tentativo di modificare o opporsi a questa legge potrebbe compromettere la continuità e la pace della vita umana. Allah ha inviato numerosi grandi profeti e ha tracciato molteplici percorsi per ritornare a Lui.
Le shari’a (le norme religiose) sono necessariamente diverse. Tutti questi percorsi conducono a Lui, ma ognuna ha specificità predestinate da Allah, nel rispetto della felicità umana.
La Misericordia e l’Amore di Allah superano di gran lunga la Sua ira. Tale Misericordia divina si rivela indispensabile per sostenere la pluralità delle religioni, fondamento essenziale per la realizzazione della felicità umana.
Data la diversità delle inclinazioni umane, la Provvidenza divina divina si manifesta in modi diversi, in relazione alle molteplici diversità esistenti. Il fulcro del mio pensiero si basa sulla dottrina della Waḥdat al-Wujūd (Unità dell’Essere), dove Allah – l’Wājib al-Wujūd (Essere Necessario) – si rivela come Realtà Assoluta e unica sostanza ontologica. La creazione (natura e uomini), in quanto mumkin al-wujūd (esseri contingenti), esiste solo in virtù di questa Presenza divina: manifestazioni molteplici di un’unica Sorgente eterna.
La natura e l’uomo sono il luogo in cui Allah si manifesta per mostrare la Sua Grandezza e farsi conoscere dalle Sue creature. L’esistenza umana è una manifestazione dell’Essere Unico e Assoluto, con i Suoi vari attributi e nomi.
Il concetto di Unità dell’Essere, se associato al discorso sul pluralismo religioso, costituisce un interessante materiale di studio. Sorge spontanea una domanda: la presenza di molte religioni implica l’esistenza di molti dèi, oppure esiste un solo Dio avvicinato in modi differenti dai fedeli delle varie religioni?
Se le religioni sono diverse, questa diversità è solo un prodotto storico o c’è l’intervento di Dio che ha inviato vari Messaggeri con insegnamenti differenti?
Anche il termine ‘pluralismo’ è oggetto di dibattito. Significa forse equiparare tutte le religioni, o semplicemente riconoscere l’esistenza di religioni con le loro peculiarità?
In questo dibattito, il pluralismo religioso fa spesso riferimento alle opere di studiosi occidentali, che lo definiscono come la visione secondo cui l’Uno si manifesta nel molteplice o che le singole religioni siano risposte all’Uno. In realtà, già nel XIII e XIV secolo alcuni sufi avevano affrontato filosoficamente e in profondità questi temi.
Questo articolo si propone di indagare con rigore metafisico le modalità della manifestazione divina (tajallī) e la risposta dell’umanità all’Assoluto, dinamica da cui scaturisce la pluriformità delle tradizioni religiose. Se l’Essenza della Verità (al-Ḥaqīqa) è una e indivisa – come il sole nel cielo – i percorsi spirituali degli uomini assomigliano ai raggi che si diffondono sulla terra: ciascuno coglie frammenti di luce proporzionati alla propria capacità ricettiva, mentre la Realtà Ultima rimane trascendente nella sua unità.
Adottare una prospettiva pluralista nella teologia delle religioni non implica rinunciare alle proprie radici confessionali.
Nell’epoca contemporanea, i credenti non possono più vivere in isolamento confessionale, bensì sono chiamati a un dialogo interreligioso costitutivo. Oggi, essere autenticamente religiosi implica necessariamente una dimensione interreligiosa. Tuttavia, molti fedeli si trovano impreparati di fronte all’intensificarsi delle relazioni globali tra tradizioni spirituali. Questo studio sulle religioni offre pertanto un quadro teorico per interpretare la diversità religiosa come vie molteplici verso l’Assoluto divino.
La mia duplice esperienza – come docente di mistica islamica e come ricercatore immerso in altre tradizioni – ha profondamente plasmato la mia prospettiva teologica. Le espressioni di autentica esperienza religiosa, libere da particolarismi dottrinali, suscitano spesso accesi dibattiti tra gli ʿulamāʾ islamici.
Essere autenticamente religiosi implica necessariamente una dimensione interreligiosa
Un concetto particolarmente frainteso è quello di Waḥdat al-adyān (unità delle religioni). Una reale unità può sussistere soltanto a livello esoterico e trascendentale, mentre le differenze permangono nella dimensione essoterica: istituzioni, Shari’a, dottrine e simbolismi. In altri termini, le religioni convergono sostanzialmente pur divergendo formalmente.
Nel contesto indonesiano – pluralista per eccellenza – è cruciale promuovere una visione religiosa tollerante, nonostante l’opposizione di gruppi dal pensiero ristretto che pretendono di detenere l’esclusiva sulla verità. La maggioranza musulmana indonesiana, radicata in valori orientali di cortesia e tolleranza, costituisce un capitale sociale prezioso. Come semi fecondi, queste disposizioni richiedono solo di essere coltivate con attenzione.
La complessità della vita religiosa nella società globalizzata rende lo studio comparato delle spiritualità una necessità intellettuale. I risultati di tali ricerche possono fornire basi teologiche solide per un pluralismo moderno, mostrando come il sufismo – nella sua pratica concreta – offra un modello di apprezzamento profondo della diversità.
A livello pratico, ciò favorisce relazioni armoniose tra fedeli di diverse religioni, trasformando la diversità da problema a opportunità spirituale.
L’analisi dell’esoterismo e dell’essoterismo è fondamentale per sviluppare l’argomentazione. Questa distinzione non è solo descrittiva, ma rappresenta uno strumento concettuale per articolare il discorso sull’unità religiosa. Parallelamente, emerge come cruciale sottolineare le convergenze di significato e finalità che caratterizzano le diverse tradizioni esoteriche nelle religioni.
Etimologicamente, il termine “esoterismo” deriva dalla parola greca esoteros, che si è poi trasformata in esoterikos. La radice di questa parola, eso, significa “interno” e si riferisce a qualcosa di spirituale o persino mistico, ma non clericale. Il Dizionario di Filosofia chiarisce che il termine “esoterico” si riferisce a rituali, dottrine o pratiche di digiuno. Questa parola è stata rinvenuta negli appunti dei dialoghi di Platone, in particolare nell’Alcibiade, risalente circa al 390 a.C
Il dizionario Webster definisce “esoterico” come qualcosa destinato a essere compreso solo da un gruppo ristretto di studenti selezionati e iniziati. Allo stesso modo, questo termine viene utilizzato per riferirsi agli insegnamenti segreti di Pitagora, riservati a alcuni dei suoi discepoli scelti.
In un contesto filosofico, l’esoterismo rappresenta la dimensione più profonda o l’essenza della religione, il “cuore” di essa.
Quando si parla di esoterismo, è necessario considerare il suo complemento, cioè l’essoterismo. I due concetti sono uniti e inseparabili. Come l’esoterismo, anche l’essoterismo deriva dalla parola greca exoterikos, la cui radice, exo, significa “l’aspetto esterno” o “l’esterno”.
Il dizionario Webster spiega che l’essoterismo è un’esperienza insegnata alla comunità più ampia e non è riservata a studenti selezionati e iniziati. Il Dizionario di Filosofia chiarisce che il termine “essoterico” si riferisce a insegnamenti destinati a essere compresi e trasmessi a tutti, in contrapposizione all’aspetto esoterico dell’insegnamento. L’essoterismo viene solitamente interpretato come gli aspetti esteriori, formali, dogmatici, rituali, etici o morali di una religione, in contrasto con l’esoterismo, che rappresenta il nucleo più profondo di essa.
Esoterismo ed essoterismo si completano a vicenda; sono come due facce di una medaglia che non possono essere separate. Quando l’esoterismo all’interno di una religione viene trascurato, si genera sospetto reciproco e pretese di verità conflittuali.
Per questo motivo, l’esoterismo funge da “cuore“, mentre l’essoterismo rappresenta il “corpo religioso“. La vita religiosa essoterica si manifesta nel mondo della forma (un mondo di forme), ma trae origine dall’Essenza informe o dall’esoterico. La dimensione esoterica è al di sopra o al di là della dimensione essoterica. L’unità delle religioni si realizzerà solo a un livello informe, interiore o esoterico. A livello essoterico (tra le religioni), ciò che è possibile è il dialogo, la discussione o la diplomazia, basati sul rispetto reciproco e sull’armonia.
L’esoterismo costituisce il nucleo più profondo della religione, manifestandosi in forma essoterica e garantendo allo stesso tempo uno sviluppo normale e stabile di quella forma religiosa. L’esoterismo è un raggio di luce, ma anche un velo per l’essoterismo.
Se una religione, o più specificamente i suoi seguaci, rifiutano l’esistenza del nucleo o dell’esoterico a causa della loro incredulità o mancanza di comprensione di questa dimensione, la struttura di quella religione inizierà a vacillare, subendo una distruzione graduale. Ciò che rimane saranno solo gli elementi più superficiali, privi di un significato profondo e ridotti a parole vuote e sentimentali. L’esoterismo è necessario all’esoterismo per due motivi principali.
In primo luogo, è grazie all’esoterismo che l’essoterismo può emergere e manifestarsi in modo autentico. In questo contesto, l’esoterismo, considerato come nucleo, funge da fonte vitale per la forma esteriore della religione. Senza questo nucleo, l’essoterismo è costretto a fare affidamento unicamente su se stesso, il che rappresenta un limite significativo.
In secondo luogo, poiché la limitazione è una caratteristica intrinseca dell’essoterismo e ne definisce l’intera essenza, la privazione della sua dimensione centrale (esoterica) porta a una condizione di densità e oscurità. In tal modo, il corpo religioso tende a creparsi a causa della sua stessa pesantezza.
Alla fine, l’essoterismo sarà limitato dalle varie conseguenze esterne delle proprie restrizioni. Pertanto, una religione che pone esclusivamente l’accento sull’aspetto essoterico (Shari’a) non può vantare una certezza assoluta, ma solo una verità relativa. La verità assoluta non può essere rintracciata in una singola forma o manifestazione.
Una forma, per sua natura, è limitata; pertanto, non può rappresentare l’unica manifestazione della verità che intende esprimere. In questo contesto, la religione è concepita come una forma la cui manifestazione è necessariamente specifica, formale e limitata, pur contenendo una verità interna che è trascendente e universale. A causa di queste limitazioni, una forma o una religione deve riconoscere l’esistenza di qualcosa al di fuori di sé, ovvero ciò che non rientra nei suoi confini.
In altre parole, una forma o una religione deve accettare la propria verità come relativa, poiché ogni forma ha il potenziale per affermazioni altrettanto valide e legittime che coesistono parallelamente. Questo parallelismo e la somiglianza tra le varie forme richiedono l’esistenza di un punto di equilibrio, una somiglianza o un terreno comune tra di esse.
La somiglianza deve sussistere affinché non ci sia una differenza assoluta tra una forma e l’altra. Se non si riconoscono somiglianze o punti in comune, si genera un’idea distorta riguardo all’unità nella diversità o all’unità dell’esistenza, portando alla convinzione che una forma o una religione non sia affatto correlata ad altre. Tuttavia, tutte le forme o religioni sono manifestazioni del Divino, dell’Uno e dell’Assoluto.
L’Infinito, l’Informale e la Sostanza Unica è solo Dio Onnipotente. Pertanto, tutte le forme o manifestazioni non possono considerarsi proprietarie dell’unica verità assoluta. Analogamente, l’esoterismo (tutta la Shari’a) non può rivendicare di essere l’unica verità. Nel discorso sul pluralismo religioso, questa visione della trascendenza divina e il fatto che ogni religione emerga e sia legata a un contesto specifico dimostrano che nessuna religione è superiore o più perfetta di un’altra. Tutte le forme di religione sono equivalenti, poiché tutte contengono la Verità e l’Assolutezza di Dio.
Come già accennato, esoterismo ed essoterismo non possono essere separati. Senza esoterismo, la religione risulta priva di cuore e di potere soprannaturale. Al contrario, senza essoterismo, la religione è priva di forma e non si manifesta, poiché non sarà conosciuta. L’importanza della stretta relazione tra esoterico ed essoterico può essere riassunta nel seguente modo: “Se desideri il nocciolo, devi rompere il guscio“. Pertanto, per accedere all’esoterico non esiste altro modo se non attraverso l’essoterico.
Per raggiungere l’essenza del contenuto, è necessario passare attraverso la superficie (essoterismo). Tuttavia, per chi possiede una conoscenza elevata (trascendentale) e un’esperienza spirituale adeguata, la soddisfazione e la perfezione della propria religione si trovano nella conoscenza e nell’esperienza esoterica. Al contrario, coloro che si attengono all’essoterismo, ma non vogliono o non possono comprendere la realtà dell’esoterico, trovano la loro soddisfazione esclusivamente nella dimensione essoterica stessa. Di conseguenza, spesso si trovano intrappolati nell’illusione di essere i soli detentori della verità.
Le visioni esoteriche sono espressione della volontà di Allah, nel senso che non derivano dall’essoterismo, ma da Allah stesso; pertanto, non sono solo Vere e Valide, ma anche Necessarie. Inoltre, le visioni esoteriche sono condivise da un numero limitato di individui, soprattutto nella società moderna. La maggior parte delle persone, se non tutte, si identifica invece con visioni essoteriche.
Questo è legittimo e ha la sua ragion d’essere. Tuttavia, è fondamentale riconoscere il rischio insito nella natura autocratica o esclusivista di certe visioni religiose, che possono dar luogo a un’esperienza religiosa intollerante, disarmonica, distruttiva e persino caotica. La pretesa di essere gli unici detentori della verità assoluta, radicata nei cuori dei fedeli, non solo alimenta divisioni, ma spesso sfocia in conflitti reciproci, rendendo questa dinamica tutt’altro che immaginaria.
La civiltà umana è stata, nel corso del tempo, costantemente segnata da conflitti tra e all’interno delle religioni, spesso innescati dall’autocrazia dell’essoterismo.
Inoltre, la necessità di aderire alla verità essoterica è motivata dalla promessa di salvezza individuale. Di solito, gli essoteristi ritengono che la religione o il cammino che seguono conduca a una salvezza assoluta, sia in questo mondo che nel Giorno del Giudizio; quindi, non vedono la necessità di conoscere la Verità delle altre religioni. In effetti, non solo non sono interessati a scoprire la verità più profonda della propria religione, ma rifiutano anche la visione della verità nelle altre religioni, poiché l’idea della pluralità delle forme religiose e dei loro rispettivi contenuti di verità non è vantaggiosa per loro, specialmente nel loro sforzo di cercare la salvezza personale.
Tuttavia, è importante sottolineare che la verità essoterica è relativa. Anche se la sua esistenza rappresenta una necessità — o addirittura un obbligo — come forma concreta della dimensione esoterica, essa rimane “vera” solo in modo relativo. Senza il cuore o il nucleo interiore, l’essoterismo è come una statua o un oggetto inanimato: privo di vita e incapace di muoversi. La necessità della sua esistenza, quindi, non implica affatto che sia assoluta.
Il fatto che una forma essoterica sia necessaria non la rende definitiva o insostituibile. L’essenza dell’essoterismo si fonda sulla fede in un dogma esclusivo (spesso formalista) e sull’osservanza di rituali e norme morali. In altre parole, la religiosità essoterica si esprime attraverso un approccio letterale o testualista. Questo tipo di religiosità, se vissuto esclusivamente in chiave essoterica, rischia di sfociare nella bibliolatria, ovvero nella divinizzazione del libro sacro.
È vero che l’essoterico è indispensabile e deve esserlo, ma per vivere pienamente la dimensione religiosa, chiunque dovrebbe andare oltre la superficie e penetrare l’esoterico, così da raggiungere la perfezione o il culmine della propria umanità.
In realtà, l’esoterismo va oltre le “lettere” (il letteralismo), le forme esteriori, i dogmi, i simboli e qualsiasi altra manifestazione formale. Esso supera ogni paradosso, opposizione o contraddizione. In altre parole, può essere descritto, secondo il linguaggio esoterico, come la relazione tra “Io e Tu”; mentre, in una prospettiva ancora più profonda, si afferma: “Io sono Tu e Tu sei Io”. La conoscenza esoterica, dunque, non riguarda semplicemente me o te, ma si rivolge a Lui, cioè all’Assoluto.
Allah desidera la diversità, ma al tempo stesso desidera la Pace, non il conflitto o la divisione
L’unità di Allah, o la manifestazione dell’Unica Realtà, non si traduce nel riconoscimento di un solo Profeta, ma nell’accoglienza di molti e diversi profeti. Allah, in quanto Infinito, ha creato un mondo caratterizzato dalla diversità, compresa quella presente nell’umanità stessa. Per questo, l’unità assoluta nella religione e nella fede non è ciò che Allah desidera; ciò che Egli vuole è la Diversità.
Allah desidera la diversità, ma al tempo stesso desidera la Pace, non il conflitto o la divisione. In questa Volontà divina si celano due grandi saggezze: da un lato, l’essere umano è chiamato a ricercare la profondità della Grandezza di Iddio attraverso la relazione con la natura e con gli altri esseri umani; dall’altro, è invitato a gestire con intelligenza la diversità e le differenze, trasformandole in opportunità di crescita e di arricchimento, per il bene e la dignità della vita.
Per quanto riguarda il secondo punto, Allah comanda agli esseri umani di competere nel fare il bene nella realtà di una vita pluralistica.
Se Allah ha voluto che gli esseri umani fossero creati diversi, allora è logico e saggio che Egli offra la Sua protezione anche ai seguaci di religioni differenti e ai loro luoghi di culto, affinché possano glorificare il nome di Allah secondo le proprie credenze e tradizioni. Nel Corano è scritto
(Sura al-An‘am [6]:108)
<<Non insultate coloro che essi invocano all’infuori di Allah, ché non insultino Allah per ostilità e ignoranza>>
Pertanto, la fede religiosa è la parte più personale, esclusiva e nascosta dell’essere umano, e per questo non esiste alcun potere, se non quello di Allah, che possa imporre una fede.
L’intervento di Allah è, naturalmente, espressione del Suo amore, perché questa qualità è permanente e dominante, e tutto esiste, si manifesta e si conclude per la Sua Grazia. Perciò, è difficile accettare che Allah sia il più Giusto, il più Misericordioso e il più Compassionevole, se Egli guidasse verso la salvezza e la felicità solo alcune nazioni in certi emisferi, lasciando altre nazioni in altri emisferi nell’errore.
È difficile giustificare che Dio sia il più Giusto, il più Misericordioso e il più Compassionevole, se avesse inviato i Suoi messaggeri solo ai popoli semiti, lasciando i greci, gli indiani, i cinesi, i neri e altri popoli nell’errore. Da una prospettiva esoterica, l’essenza di Dio, che è il Più Buono, il Più Giusto, il Più Amorevole e il Più Compassionevole, si riflette nei valori di verità presenti in molte religioni e credenze.
Siamo dunque grati per la diversità, riconoscendo che l’umanità è una sola famiglia, composta da servi di Allah discendenti da Adam (pace su di lui). Tutti gli esseri umani sono uguali nella dignità e nei doveri basilari, senza discriminazioni di razza, colore della pelle, lingua, genere, credo religioso, ideologia politica, status sociale o altro.
La vera fede in Allah garantisce lo sviluppo del rispetto della dignità umana verso gli altri. La religione non è un fine (ghāyah), ma un mezzo (wasīlah) che conduce tutti i credenti allo stesso Dio.
Yusuf Daud (Traduzione a cura della Redazione)
The author is a practitioner and lecturer of Islamic Sufism
SophiaCitra Institute PhiloSufi Center for Interreligious and Intercultural Dialogue
Surabaya – Indonesia