

In uno degli ahadith Qudsi, Allāh dice:
كنت كنزا مخفيا فأحببت أن أعرف فخلقت الخلق لأعرف
<<In principio ero un Tesoro Nascosto, poi ho amato (voluto) essere conosciuto, così ho creato l’universo affinché Mi conoscessero.>>
Questo hadith ci offre una profonda riflessione sul rapporto tra Allāh e la creazione. Nella metafora del “Tesoro Nascosto”, Allāh racchiude in Sé tutte le realtà potenziali, pronte a essere attualizzate nelle forme che incontriamo nell’universo.
Queste realtà potenziali possono essere paragonate alle idee presenti nella “mente” di Allāh: la loro attualizzazione dà origine all’universo così come lo conosciamo.
Esattamente come i progetti nella mente di un architetto rappresentano le possibilità per un edificio che prenderà forma solo una volta realizzato, così anche le idee divine sono realtà in potenza, che si manifestano nel mondo.
Poiché gli oggetti del mondo sono innumerevoli e diversi, anche le idee nella “mente” di Allāh sono di conseguenze molteplici e infinite.
Queste idee, chiamate al-a‘yan al-thabitah (“entità fisse”), sono considerate dai Sufi ancora più reali e importanti della loro manifestazione materiale, perché costituiscono le “cause”, mentre ciò che appare nel mondo ne è solo l’“effetto”.
Oltre a spiegare il ruolo di Allāh rispetto alla creazione — cioè come “tesoro nascosto” — questo hadith ci rivela anche il “motivo” della creazione: ciò che ha spinto Allāh a dare origine all’universo.
Secondo i Sufi, tale motivo risiede nella frase “fa ahbabtu an u‘raf” (“desiderai essere conosciuto”).
Questo desiderio di essere conosciuto è la molla che ha dato avvio alla creazione.
A prima vista, questa affermazione potrebbe sembrare sorprendente: se Allāh è perfetto e privo di ogni mancanza, perché dovrebbe desiderare di essere conosciuto?
I Sufi rispondono che Allāh, nella Sua essenza più profonda (Dhat), è assolutamente autosufficiente (ghaniyy ‘an al-‘alamin – غني عن العالمين): Egli non ha alcun bisogno del mondo né delle creature. Tuttavia, nella manifestazione dei Suoi Nomi e Attributi (asma’ wa sifat), Allāh si rivela attraverso la creazione, e la relazione tra Allāh e il mondo si esprime come manifestazione della Sua volontà e della Sua misericordia.
Allāh, in quanto “Creatore” (Khaliq), non necessita delle creature per essere tale; piuttosto, la creazione è il risultato della Sua volontà di manifestarsi e di rendere conoscibili i Suoi Nomi e Attributi. Il cosiddetto “desiderio” di essere conosciuto, secondo i Sufi, non implica bisogno o imperfezione, ma riflette la pienezza e la generosità della Sua esistenza: Egli si manifesta affinché la Sua grandezza, la Sua bellezza e la Sua misericordia possano essere contemplate dalle creature.
Inoltre, nella prospettiva sufi, la conoscenza che le creature hanno di Allāh è anche un modo attraverso cui la realtà divina si riflette e si contempla nella molteplicità della creazione, senza che ciò implichi alcuna dipendenza o necessità da parte di Allāh stesso.
Dopo aver illustrato la posizione di Allāh come “Tesoro Nascosto” e il motivo della creazione come “desiderio di essere conosciuto”, l’hadith prosegue con la creazione stessa: “fa khalaqtu al-khalq” (“così ho creato la creazione”).
In altre sedi, Allāh approfondisce ulteriormente questo tema.
Per ora, è sufficiente sottolineare che la creazione non è altro che l’attualizzazione di realtà potenziali — le idee contenute nella “mente” di Allāh, ovvero il “Tesoro Nascosto”.
Questa attualizzazione si realizza, ad esempio, dando forma alla materia, secondo la concezione dei filosofi, per cui ogni oggetto esistente è il risultato della combinazione tra forma e materia.
Questo processo può avvenire direttamente per opera di Allāh, oppure tramite i Suoi “fidati”, come l’arcangelo Gabriele (jibril), o ancora attraverso un processo di auto-realizzazione, come sostiene Hegel.
Tuttavia, i Sufi generalmente interpretano questo fenomeno come un processo di emanazione (fayd), o, come lo definisce Sachiko Murata, come una sorta di “matrimonio” macrocosmico.
L’ultima parte dell’hadith recita:
“così attraverso Me, le creature possono conoscerMi.”
Questa affermazione è particolarmente profonda e merita una spiegazione.
Le creature conoscono Allāh attraverso il “Tesoro Nascosto”, ma come è possibile conoscere un tesoro che rimane nascosto?
La risposta è che ciò che ora si manifesta nella creazione è proprio quel “Tesoro Nascosto” che si è rivelato.
Noi conosciamo Allāh attraverso la creazione, che riflette i Suoi Nomi e Attributi ed è segno del Suo “Tesoro nascosto”.
Sebbene la creazione non sia più il “Me nascosto”, essa rimane, in definitiva, una manifestazione dei Nomi e degli Attributi di Allāh.
Così, la creatura che conosce Allāh tramite la creazione, in realtà conosce Allāh attraverso i segni che Egli stesso ha posto nel creato.
Come afferma Ibn ‘Arabi, la natura possiede sia l’aspetto della trascendenza (tanzih), che distingue Allāh dalla natura — Allāh è “il Nascosto” (al-Batin), la natura è “il Manifesto” (al-Zahir) — sia quello della somiglianza (tashbih), poiché sia l’aspetto interiore che quello esteriore sono due lati della stessa Realtà.
Yusuf Daud (Traduzione a cura della Redazione)
The author is a practitioner and lecturer of Islamic Sufism
SophiaCitra Institute PhiloSufi Center for Interreligious and Intercultural Dialogue
Surabaya – Indonesia