

Il digiuno nel Ramadan è un profondo esercizio di silenzio, introspezione e purificazione, propriamente di rinascita spirituale. Attraverso la riduzione delle parole, del cibo e del sonno, si apre uno spazio per la contemplazione, permettendo di risolvere conflitti e armonizzare forze opposte. Questo periodo non solo disciplina la mente e i sensi, ma offre anche un cammino verso la spiritualità e l’accesso alla propria realtà interiore.

Il digiuno è il giorno del silenzio. Il giorno per riflettere e fare introspezione. Il digiuno è un giorno di contemplazione e meditazione. È solo nel silenzio che tutti i conflitti si risolvono, tutte le differenze scompaiono e le forze opposte si armonizzano. Il silenzio è poco parlare, poco mangiare e poco dormire. Il silenzio è una fonte di grande forza, il vero amico che non tradisce mai.
Il digiuno è purificazione nel silenzio. Il rumore divide. Il silenzio unisce. E l’unità rafforza mentre la divisione indebolisce.
Il digiuno è spegnere il fuoco delle emozioni e dei desideri selvaggi. Il digiuno è osservare la mente. Essere testimoni del suo vacillare, delle nuvole di pensieri che si raccolgono e si disperdono. Il digiuno determina autocontrollo ed, inoltre, disciplina e impara a padroneggiare i nostri sensi.
Il digiuno è il cammino verso la spiritualità. È il modo per accedere alla nostra realtà interiore. Il digiuno non ti allontana dal tuo mondo. Il digiuno non cambia la routine esterna della tua vita, il digiuno colora il tuo mondo e la tua vita. Il digiuno ammanta il tuo essere di un “fresco Aroma”.
Sei la stessa persona, eppure non lo sei. Esternamente, nulla cambia. Sei ancora tu. Potresti cambiare il tuo abbigliamento. Indossi una veste o un “saroong” invece di pantaloni e camicia, ma questo non cambia il tuo corpo, la tua fisicità. Il corpo è ancora lo stesso. I tuoi bisogni fisici sono ancora presenti.
Eppure qualcosa cambia. Il cambiamento è interno, non esterno. Esternamente, nessun cambiamento è imposto. Internamente, sei un essere nuovo. Si ritiene che il digiuno liberi i popoli dalla tirannia. Le persone festeggiano, si rallegrano, pregano e indossano vestiti nuovi per accogliere il Ramadan.
Si spera che questo Ramadan diventi la via del ritorno di un uomo che riesce a incontrare il suo Signore. Eid (ritorno), Fitri (autenticità personale piena di luce). Speriamo che con l’i’tikaf durante il Ramadan (fermare le attività corporee e sensoriali) si sia in grado di aprire (iftar) il velo che copre l’anima e tornare all’origine che è la luminosa Luce di Allah.
Come i fiumi che confluiscono nell’oceano, ciascuno presenta caratteristiche uniche prima di mescolarsi con l’immensità marina. Al loro arrivo, però, assumono tutti un aspetto simile: acque blu, ondeggianti e salate, che si infrangono sulla spiaggia formando schiuma bianca. Allo stesso modo, affermare che tutte le religioni del mondo siano identiche è tanto arduo quanto cercare di rendere uniformi i fiumi nella loro essenza e nel loro percorso.
Tuttavia, una volta illuminati e tornati all’origine (tornare a casa – il mio paradiso, tornare tra le braccia di Dio), بيتي جنتي c’è la stessa cosa: la Bellezza!
Raggiungere l’illuminazione e ritornare alle proprie origini, come il ritorno a un dolce focolare domestico, al proprio paradiso, بيتي جنتي, nelle accoglienti braccia della divinità, è un’esperienza che rivela una verità universale: la bellezza intrinseca di tutto ciò che esiste.
Durante il Ramadan, con l’avvento della notte del destino (Laylatul Qadar), si manifesta una trasformazione: ogni luogo diventa familiare, come se fosse casa. Questo avviene perché, così come il sole che al suo sorgere illumina indiscriminatamente, coloro che vivono la vera essenza del Ramadan diffondono luce e calore attraverso parole, azioni e pensieri, senza sforzo, dissipando le tenebre.
Il Ramadan è il tempo in cui, una volta sorta l’illuminazione interiore, ci si sente a casa ovunque. Questo periodo sacro ispira e promuove un amore divino che non fa distinzioni, radicandosi nell’essenza stessa della vita. È il mese più sacro e magnifico.
Nel percorso spirituale intrapreso durante il Ramadan, l’ego si dissolve completamente, lasciando spazio a un amore puro e incondizionato. La saggezza impartita dal Profeta Mohamed ﷺ, che vede il digiuno come mezzo di purificazione e liberazione, ci insegna che tutte le dicotomie della vita — bene e male, gioie e dolori, l’inizio interiore e le varie dimensioni dell’esistenza — si fondono in un unico sentimento indistinto di affetto e comprensione.
La vita allora cambia come un albero fresco che ombreggia tutto, come un fiume che seppellisce tutto, come la terra che fornisce un luogo in cui cresce ogni cosa.

Mohamed ﷺ ci ha insegnato che quando gli esseri umani sono connessi al tutto, l’impegno per il prossimo cessa di essere un obbligo. Il servizio per il prossimo è la vita stessa. È come un respiro. Se vuoi vivere, non dimenticare di respirare. Se desideri pace e felicità, non dimenticare di servire il prossimo.
Il servizio va oltre la semplice guarigione; esso consente di tessere relazioni profonde con ogni essere e con Allah ﷻ. Così agisce Mohamed al-Mustafa, il nostro profeta ﷺ, offrendo un servizio intriso di profondità e significato.
Come le farfalle che abbelliscono i giardini, non si limitano a decorare ma interagiscono con i fiori con delicatezza, evitando di danneggiarne la bellezza. Questo ci insegna che l’essenza del servizio, come trasmesso dal nostro amato profeta, è unica: è il nucleo della vita stessa. Il servizio non è solo ciò che anima gli esseri illuminati; è il principio che guida verso la completa realizzazione della vita.
Tutto nell’universo, dalle nuvole al cielo, dall’acqua agli esseri viventi, svolge un ruolo di servizio. L’acqua, con la sua flessibilità, supera ogni ostacolo nel suo cammino dalla montagna all’oceano, simboleggiando il ritorno all’origine divina. Questa flessibilità è la chiave per superare le sfide.
Il Ramadan ci ricorda l’importanza della adattabilità e del servizio amorevole, seguendo l’esempio di Mohamed ﷺ, permettendoci di affrontare e superare gli ostacoli della vita. Non ci deve quindi sorprendere che il nostro profeta abbia “fatto ritorno a casa” con un sorriso, testimoniando la forza trasformativa del servizio genuino.
Il Ramadan è morire prima della propria morte (انت الموت قبل الموت). La morte, per chi lo comprende, non è veramente tale, ma piuttosto un momento di illuminazione. Una piccola, ma significativa esperienza di risveglio. Il Profeta Mohamed ﷺ ci ha insegnato (e speriamo che tutti lo apprendano): la morte è semplice come una foglia secca che cade a terra, come una nuvola scura che si trasforma in pioggia, scivola come le onde che baciando la riva.
Non vi è tristezza né paura in essa (لا تخف ولا تحزن). Morire prima della propria morte è un processo naturale che ci libera e illumina tutti.

Il Ramadan rappresenta il ritorno all’autenticità. I neonati sono nudi, privi di fronzoli. Non sono pretenziosi né egoisti come gli adulti. Il bambino è ancora allo stato naturale. Il risultato del Ramadan, ovvero il ritorno alla purezza divina, ci lascia almeno consapevoli di qualsiasi nostra attività irrilevante o, in particolare, di quelle che danneggiano la purezza della natura.
Il Ramadan è un completo ritorno su se stessi, dove le dimensioni della bellezza, della bontà e della verità sono ancora unite, totali e garantite.
Pertanto, il principio fondamentale della realtà del “Fitrah” è che esso rappresenta il punto più elevato della psiche umana prodotto dal processo di digiuno. Il termine nel Corano, che sembra più appropriato per descrivere questa situazione sublime, è muthahhar. Ovvero, l’essere umano che viene purificato, mondato, illuminato. Esattamente ciò che si trova sul Sacro Corano e che è sempre stampato sulla copertina del Corano (QS 56:79) “لا يمسه إلا المطهرون” Il significato letterale è “non toccare questo libro, se non in uno stato di purificazione“. Il significato contestuale è “una persona non sarà in sintonia con Allah, a meno che non sia illuminata, sia spiritualmente, intellettualmente, mentalmente e moralmente”.
Così l’immagine sublime della situazione di vita di una persona richiede il compimento della pulizia spirituale, della chiarezza intellettuale e dell’onestà, della salute mentale e del merito morale. Il livello e la qualità del raggiungimento di queste quattro dimensioni determinano quanto intimamente e strettamente una persona è in legame con Allah, il che a sua volta si riflette nel suo comportamento sociale.
L’atmosfera psicologica del Ramadan è rivendicare la natura dell’umanità dalle relazioni professionali, politiche, funzionali, relazioni di interesse e vari altri tipi di relazioni culturali che sono in realtà secondarie e strumentali, per riposizionarsi nuovamente verso legami più essenziali e fondamentali: relazioni di umanità, universalità, coscienza, relazioni colme d’amore e verità.
Per rinnovarci, dobbiamo morire al vecchio ogni giorno. Il Profeta Mohamed ﷺ parlava della morte come preludio alla resurrezione e alla necessità di rinascere. Il collegamento tra i due è stato riassunto nel detto di Sayyiduna ‘Ali (radiyallahu ‘anhu), “Le persone sono addormentate; quando muoiono si sveglieranno“.
La dottrina cristiana ha sottolineato che l’anima sarà resuscitata un giorno e che dobbiamo nascere dall’alto, il che significa “UNA RINASCITA NELLO SPIRITO“. La trasformazione in questa vita, non in un lontano futuro. È un processo spirituale che porta a una trasformazione costante per maturare psicologicamente.
Io sono la Luce. Tu sei la Luce (in Giovanni 9:5) e tu sei la luce del mondo (Matteo 5:12).
Fisicamente, la Luce è ciò che vedi quando ti svegli al mattino. Dal punto di vista teologico è ciò che vedi quando svegli la tua anima. La Luce dà la vita e mostra la via attraverso il buio.
ʿĪsā, Gesù, pace su di lui, ha detto:
لن يلج ملكوت السموات من لم يولد مرتين
Il Ramadan rappresenta una rinascita o una seconda nascita, come menzionato in Giovanni 3:3-8 (“Nessuno può entrare nel regno di Dio senza essere nato d’acqua e spirito”). Paragono l’azione dello spirito al vento, che tutti possono sentire ma non tutti riescono a percepire appieno. La nostra seconda nascita avviene a un livello sottile, dove la percezione cambia e ci rendiamo improvvisamente conto che lo spirito è sempre stato presente, simile al vento che spesso viene dato per scontato.
Mohamed ﷺ è l’uomo che ha vissuto più di mille anni fa e i cui insegnamenti sono la base della teologia e del pensiero islamico.
Mohamed, come “UOMO DI DIO”, è venuto ad incarnare una religione con un dogma specifico, un viaggio spirituale e credenti devoti.
Mohamed ﷺ è la guida spirituale i cui insegnamenti abbracciano tutta l’umanità non solo la moschea costruita nel suo nome.
Mohamed ﷺ parla all’individuo che vuole trovare Dio come un’esperienza personale, per raggiungere quello che alcuni potrebbero chiamare grazia, o coscienza di Dio o illuminazione durante il Ramadan, il mese sacro.
Yusuf Daud
Founder SophiaCitra Institute PhiloSufi centre for Interfaith and Intercultural dialogue Surabaya-Indonesia