


Un musulmano a lavoro in laboratorio di biotecnologia
La biotecnologia moderna offre all’umanità la capacità di modificare la vita in modi senza precedenti, dall’editing genetico alla sintesi di nuovi organismi. Questo potere solleva importanti questioni etiche nell’ambito islamico, toccando principi fondamentali come il Tawhid (Unità di Dio), la Khalifah (custodia della Terra) e la santità della vita. Le scritture islamiche, tra cui il Corano e la Sunnah, forniscono linee guida chiare sul ruolo dell’umanità come custode, piuttosto che creatore, della vita. Questo articolo esamina le sfide etiche poste dalla biotecnologia attraverso una prospettiva islamica, sottolineando l’importanza di bilanciare il progresso scientifico con i limiti divini.
L’Islam incoraggia la ricerca di cure: il Profeta ﷺ disse: “Allah non ha creato una malattia senza creare una cura per essa” (Sahih al-Bukhari 5678).Tecnologie come CRISPR, ovvero l’approccio di ingegneria genetica che per consente di modificare il DNA delle cellule, per trattare malattie genetiche si allineano con questo principio.
Le modifiche non terapeutiche, come la progettazione di bambini “perfetti”, sono in contrasto con i valori coranici: “Egli vi modella nei grembi come vuole” (Corano 3:6). Il Profeta ﷺ ha messo in guardia contro l’alterazione della creazione divina, un comportamento che può essere interpretato come un atto di arroganza e un rifiuto della saggezza divina. Il Profeta ﷺ disse: “Allah maledice coloro che alterano la Sua creazione” (Sahih Muslim 2125).
Il concetto di taghyir khalq Allah (alterare la creazione di Allah) è legato all’arroganza e al rifiuto della saggezza divina. Lo scandalo dei bambini modificati geneticamente nel 2018 (He Jiankui) è stato condannato dagli studiosi islamici come non etico e simile all’eugenetica, che l’Islam rifiuta per la violazione della dignità umana e della diversità.
Il Corano afferma Allah come l’unico Creatore:
I tentativi di “creare vita” (ad esempio, il batterio sintetico Synthia nel 2010) rischiano di comportare shirk (associarsi ad Allah) se vengono inquadrati come una creazione indipendente da parte dell’uomo. Gli studiosi distinguono tra:
L’Islam impone la preservazione dell’ambiente: “Non corrompere la Terra dopo che è stata resa prospera” (Corano 7:56). Il rilascio di organismi ingegnerizzati (ad esempio, zanzare resistenti alla malaria) richiede una rigorosa valutazione dei rischi, in linea con il principio giuridico islamico di maslaha (interesse pubblico) e la prevenzione del danno.
L’Islam proibisce il monopolio delle risorse essenziali: il Profeta ﷺ disse: “Le persone sono partner in tre cose: acqua, pascolo e fuoco” (Sunan Abi Dawud 3477).
Il brevettare geni o semi (come fanno alcune aziende) contraddice questo ethos, mercificando la creazione di Allah. Gli studiosi affermano che gli organismi viventi sono un amanah (fiducia), non una proprietà.
Il Corano sottolinea l’equità: “Egli ha elevato alcuni di voi in grado su altri per mettervi alla prova in ciò che vi ha dato” (Corano 6:165).
Accumulare innovazioni biotecnologiche viola i principi di zakat (carità obbligatoria) e sadaqah (carità volontaria). Le nazioni a maggioranza musulmana dovrebbero investire in soluzioni accessibili (ad esempio, colture resistenti alla siccità per agricoltori impoveriti).
La biotecnologia deve sostenere i cinque elementi essenziali: preservazione della fede, della vita, dell’intelletto, della discendenza e della ricchezza. La terapia genica, ad esempio, si allinea con la preservazione della vita, mentre la “progettazione” della vita minaccia la discendenza (nasab) e l’integrità familiare.
Le questioni complesse richiedono consultazioni multidisciplinari. L’Accademia Internazionale di Fiqh ha permesso nel 2003 la ricerca sulle cellule staminali da fonti lecite, ma ha vietato la distruzione embrionale, riportando: “Non uccidete i vostri figli per paura della povertà” (Corano 17:31).
Gli obiettivi transumanisti (ad esempio, l’estensione radicale della vita) sono in contrasto con il principio di umiltà espresso nel Corano: “Nessuna anima sa ciò che guadagnerà domani” (Corano 31:34). L’Islam accetta la mortalità come parte del decreto divino (qadar).
Dalla discussione emerge che il progresso scientifico deve essere legato all’etica islamica:
L’Islam non respinge la scienza, ma insiste sul freno etico. La biotecnologia deve servire l’umanità senza usurpare la sovranità di Allah. Come afferma il Corano: “Il nostro Signore è Colui che ha dato a ogni cosa la sua forma e poi l’ha guidata” (Corano 20:50). Guidati da taqwa (consapevolezza di Allah) e compassione, i musulmani possono promuovere una biotecnologia etica che rispetti la santità della creazione e rifletta un equilibrio tra innovazione e custodia divina.
Jamel Gere Oromo