

(INT) The Egyptian authorities open the Rafah crossing with Gaza. February 1, 2021, Rafa, Gaza, Palestine: Palestinians wear protective masks amid the spread of the Coronavirus (Covid 19), waiting next to their luggages to obtain travel permits to cross the Rafah border crossing in the southern Gaza Strip, after announcing that Egypt will reopen it from 1 to 4 February. Credit: Yousef Masoud/Thenews2.
Diecimila Foreign Fighters dell’ISIS in attesa di processo detenuti nel Rojava, regione a maggioranza curda nel Nord-Est della Siria. Le autorità del Rojava chiedono agli Stati occidentali di riprendersi i propri cittadini e di processarli in patria, ma le richieste sono ancora in sospeso. Inoltre, si sta discutendo la possibilità di istituire un tribunale internazionale o di procedere al rimpatrio dei combattenti stranieri dell’ISIS.

Sono passati quattro anni dalla caduta dello Stato islamico, ma più di diecimila Foreign Fighters dell’ISIS in attesa di processo sono detenuti nel Rojava, regione a maggioranza curda nel Nord-Est della Siria. L’Amministrazione autonoma del nord-est della Siria (Aanes) chiede agli Stati occidentali di riprendersi i propri cittadini e di processarli una volta in patria, ma le richieste delle autorità curde sono ancora in attesa. Sicuramente sarà attuato un processo di risoluzione da parte dei Paesi occidentali in merito a questa questione delicata e di interesse comunitario.
Le autorità hanno garantito che i processi saranno aperti, equi e trasparenti in conformità con le leggi internazionali e nazionali sul terrorismo. La priorità resta tutt’oggi l’istituzione di un tribunale internazionale, come già più volte richiesto.
Portare avanti i processi però non sarà facile. Prima di tutto vi è un problema di legittimità: l’Amministrazione del Rojava governa sul nord-est della Siria, ma non è ufficialmente riconosciuta a livello internazionale come entità statale per cui la validità delle sentenze emesse può facilmente essere messa in discussione. Vi sono dei dubbi anche sulla possibilità di garantire i diritti degli imputati, a partire da quello a ricevere assistenza legale, su cui l’Amministrazione si è espressa in termini piuttosto generici. Ma a preoccupare è anche la capacità di garantire la sicurezza dei luoghi in cui si svolgeranno i processi ed evitare attacchi esterni e tentativi di fuga da parte degli imputati.
La soluzione migliore sarebbe dunque l’istituzione di un tribunale internazionale o il rimpatrio dei Foreign Fighter. Gli unici rimpatri a cui si è assistito sono quelli dei minori, ma si tratta di numeri ancora esigui. Nel loro caso, lo Stato deve avere a disposizione dei programmi di de-radicalizzazione e di re-inserimento in società adeguati, ma non tutti i Paesi europei sono sufficientemente preparati.
La situazione delle donne coinvolte con l’ISIS è parimenti estremamente complessa. Alcune sono state coinvolte contro la loro volontà, costrette o rapite, e si trovano in una situazione di grande sofferenza soprattutto dopo aver conosciuto la realtà oppressiva del regime dello Stato islamico. Tuttavia, va sottolineato che alcune donne hanno scelto di aderire e continuano ad aderire ai valori dell’ISIS.
All’interno dei campo di detenzione come Hol, dove sono presenti un gran numero di famiglie di miliziani dell’ISIS, vengono imposte regole di condotta e obbedienza allo scopo di mantenere l’ordine e la sicurezza all’interno .
È importante ricordare che ogni individuo ha una storia unica e le motivazioni dietro le scelte dele donne coinvolte con l’ISIS possono variare notevolmente. La comprensione di queste sfumature è cruciale per affrontare efficacemente la complessità della situazione e cercare situazioni a lungo termine per il recupero delle persone coinvolte.
Redazione