


Se n’è andato, lucido fino alla fine, intento a scrivere la sua ultima opera sul concetto della bellezza, il progettista della più grande moschea d’Europa.
Realizzata a Roma insieme all’architetto iracheno Sami Mousawi, su di una superficie di 30.000 mq fu inaugurata il 21 giugno 1995, dopo ben dieci anni di progettazione.
Può ospitare al suo interno fino a 2000 fedeli e vi trovano posto una biblioteca, una scuola d’arabo e un centro congressi. Dal punto di vista architettonico è stato fatto un lavoro molto accurato, sulla base del principio “dell’ascolto del luogo” così da riuscire a conciliare capisaldi della cultura islamica nel contesto storico ambientale romano, come un abbraccio profondo e solenne tra la storia che abbiamo condiviso per così lunghi secoli.
All’esterno ci sono degli elementi architettonici di grande effetto visivo, in particolare le fontane e i lunghissimi colonnati che offrono prospettive fuori dal comune.
La scelta dei materiali all’esterno, come il travertino e il cotto, evoca i tradizionali stili architettonici romani mentre all’interno ci avvolgono mosaici che creano effetti ottici, realizzati da piastrelle smaltate dai colori chiari, sapientemente montati da intagliatori fatti arrivare dal Marocco, tipici della tradizione architettonica islamica con il ricorrente tema coranico “Dio è luce”.
La sala di preghiera è sormontata da una cupola centrale che ha un diametro di oltre 8 m (26 piedi) ed è circondata da sedici cupole più piccole tutt’intorno alla moschea e si trova a circa 8 m (26 piedi) sopra il livello del suolo. A sud-ovest della sala di preghiera si trova il minareto.
Da oggi, nella moschea di Roma, riecheggerà ancora più fortemente il profondo legame che l’architetto Portoghesi aveva con il mondo islamico.
Redazione