

Alla ventenne kosovara, Bleona Tafallari, che esaltava lo Stato islamico sui social, sono stati inflitti in primo grado 3 anni e 4 mesi: la Procura ne aveva chiesti 5.

Il giudice milanese dell’udienza preliminare, Livio Cristofano, ha condannato Bleona Tafallari – la ventenne nata in Kosovo e domiciliata a Milano, arrestato lo scorso17 novembre – ma ha riqualificato e derubricato l’imputazione da «associazione con finalità di terrorismo» in «istigazione a commettere reati» (con l’aggravante del mezzo informatico), e le ha inflitto in primo grado non i 5 anni chiesti dalla Procura ma 3 anni e 4 mesi in rito abbreviato (dunque già con riduzione di un terzo della pena).
Nell’udienza, la pubblica accusa ha ripercorso le indagini che hanno portato all’arresto della ragazza, accusata di aver messo in atto «una continua e incessante attività di propaganda delle ideologie delle organizzazioni terroristiche attraverso l’utilizzo dei social network Considerata quindi dall’accusa una sostenitrice dello Stato Islamico e parte della costola dell’Isis≫.
Per la Procura l’imputata aveva offerto «regole di mutuo soccorso per le sorelle bisognose del reperimento di uno “sposo” che avesse abbracciato la Jihad≫.
Al contrario, per la difesa della donna, valeva «l’assenza di indagini serie che potessero dimostrare che Bleona Tafallari facesse parte di questa presunta organizzazione, vista la mancanza di contatti operativi».
Gli avvocati hanno espresso «soddisfazione per la sentenza che riconosce che non c’era neanche la prova che la giovane appartenesse all’organizzazione≫.
I legali chiederanno la scarcerazione in attesa del processo d’appello.
E la rieducazione?
Redazione