


Dall’11 settembre la parola “Jihad” è diventata uno dei termini più noti ai non musulmani.
Il jihad è il concetto principale che i gruppi radicali adottano per l’assunzione di un’ideologia estremista. È vero che il Jihad è una parola coranica che non può essere negata o ignorata; tuttavia, il punto da considerare è come comprendere correttamente il Jihad.
Alcuni associano il jihad al terrorismo e lo considerano l’ideologia dei gruppi armati radicali e un nuovo paradigma di conflitto per l’Occidente, mentre altri lo collegano esclusivamente all’auto-purificazione e alla lotta contro il male e i comportamenti immorali. Per alcuni jihad significava guerra difensiva, mentre altri, come i terroristi, lo considerano la giustificazione della guerra globale; per altri ancora, jihad significa non solo violenza e pace, ma un insieme di principi legali, politici, militari e religiosi.
In effetti, comprendere il vero significato del Jihad dipende molto dalla realizzazione dei suoi scopi così come inteso dalle fonti principali dell’Islam. Questo è il punto cruciale che rivela la realtà del concetto e ci guida nella sua interpretazione.
Tutte le istituzioni islamiche ufficiali condannano le pratiche dei gruppi estremisti violenti, la loro interpretazione e applicazione del Jihad. Questo spinge a ripensare a ciò che viene comunemente propagato sul Jihad, interrogandosi sulla natura e lo scopo del Jihad da una vera prospettiva islamica
Ma cos’è il jihad nell’Islam?
La parola jihad (جهاد), ǧihād che deriva dalla radice araba <“ǧ-h-d”>, significa sforzo o intensa lotta.
Il jihad occupa un posto notevole e significativo nel Sacro Corano. È menzionato, con tutte le sue derivazioni e ricorrenze, trentadue volte in tre significati principali: lotta verbale, compimento di buone azioni e lotta contro gli aggressori. Per chiarezza, la lotta verbale si riferisce a comunicare credenze, regole, valori, norme islamiche e a contendere e persuadere con la conoscenza individui ignoranti e non credenti. Fare buone azioni significa obbedire alle leggi, alle regole e alle norme islamiche in ogni aspetto della vita e stare lontano da ogni tipo di male e di cattive azioni. La lotta contro gli aggressori è la possibilità secondo il Corano e la Sunnah di partecipare esclusivamente ad una guerra difensiva, poiché tutti gli scontri condotti dal profeta Muhammad ﷺ sono essenzialmente difensivi.
Considerando le raccolte di Ahadith, si può facilmente concludere che il profeta Muhammad ﷺ ha dato particolare importanza al jihad.
Mu’az bin Jabal ha narrato che il profeta Muhammad ﷺ disse: “Il nocciolo della questione è l’Islam, il suo pilastro è la preghiera e il suo culmine è il jihad“
(Tirmidhi, numero Hadith: 2616).
Abu Huraira ha narrato che al messaggero di Allah è stato chiesto:
“Qual è l’azione migliore?”. Egli rispose: “Credere in Allah e nel Suo messaggero.
Successivamente, a lui ﷺ fu chiesto: “Qual è la successiva azione migliore (in bontà)? Rispose: “Partecipare al jihad per la causa di Allah”.
(Sahih al-Bukhari, Hadith numero: 26).
Nella sua accezione religiosa ed etica, la parola jihad si riferisce essenzialmente alla lotta umana per promuovere ciò che è giusto e prevenire ciò che è riprovevole, così come Allah ﷻ ha trasmesso.
Nello specifico sono previste due strade: una lotta morale all’interno di sé stessi e, un’altra, verso l’esterno. Da una parte, va interpretato nel suo significato ermeneutico di sforzo diretto verso il proprio miglioramento e l’auto-elevazione sul piano morale, tanto che eminenti giuristi musulmani lo hanno definito come jihad-e-akbar (jihad maggiore). Dall’altra, i preparativi e la partecipazione alla difesa in un conflitto violento, conseguente a un’aggressione straniera, sono ritenuti come jihad-e-asghar (jihad minore).
Nei testi sacri, in generale, ci si riferisce a al-jihad fi sabil Allah, “l’impegnarsi sulla via di Allah ﷻ”, che comprende quattro modi principali attraverso cui può essere eseguito il jihad: con il cuore, la lingua, la mano (azione fisica, a esclusione del combattimento armato) e la spada.
Il jihad è un albero il cui tronco è rappresentato dal dialogo, da difendere con saggezza e con la corretta predicazione, allo scopo di trasmettere la verità di misericordia dell’Islam e la sua nobile essenza. La parola jihad denota nella religione islamica la resistenza e il respingere l’azione ingiusta posta in essere dall’aggressore e non contro la sua persona o la sua vita.
L’anima umana è protetta nell’Islam, indipendentemente dal fatto che questa anima sia musulmana o non musulmana. Allah l’Onnipotente dice nel Sacro Corano: “chiunque uccida un’anima, (…) che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato una, sarà come se avesse salvato tutta l’umanità.” (Al Mā’ida: 32).
E ancora: “Chi uccida intenzionalmente un credente, avrà il compenso dell’Inferno, dove rimarrà in perpetuo. Su di lui la collera e la maledizione di Allah e gli sarà preparato atroce castigo” (An-Nisā: 93).
La parola Jihad, nel suo significato più ampio, indica propriamente lo sforzo interiore contro la concupiscenza, le tentazioni della vita e contro i sussurri di Shayṭān. Questo è considerato uno dei tipi più difficili di jihad perché l’anima umana tende a ricercare piaceri illeciti e a commettere il male, per cui l’auto-controllo rappresenta una delle cose degne di lode nell’Islam.
L’indicazione per evitare di cadere nella confusione concettuale circa il Jihad, è di seguire un metodo ragionevole che faccia riferimento alle fonti primarie dell’Islam e ai sapienti con un approccio olistico. Da evitare assolutamente è un approccio eclettico e apologetico che porti ad un uso distorto, falsificato e ambiguo di Jihad.
Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità (Al-Mumtahana: 8).
In Europa è emersa, soprattutto dopo il 2001, una nuova comprensione del jihad che si caratterizza per un approccio islamofobo. L’interpretazione e l’affermazione centrale di questo approccio è che il jihad denoti violenza, terrore e guerra. In altre parole, i sostenitori di tale approccio, ricorrendo a metodi tutt’altro che scientifici, considerano il termine jihad come fonte di atti terroristici e violenti.
Redazione