


Il cambiamento climatico è un tema che sta diventando sempre più urgente e rilevante nella discussione scientifica e politica. Tuttavia, spesso le discussioni su questo tema sono caratterizzate da toni feroci e divisivi e non portano a soluzioni costruttive. Inoltre, l’azione dell’uomo sull’ambiente sta causando effetti esiziali sia sul pianeta che sui suoi abitanti, e ciò richiede una riflessione seria e una presa di coscienza.
In questi giorni, in Italia si stanno verificando fenomeni climatici devastanti che si manifestano in forme apparentemente opposte tra loro, come grandine, tempeste e pioggia al Nord del Paese e incendi, fumo maleodorante, venti caldi e soffocanti al Sud. Tuttavia, l’effetto è lo stesso: macerie, morte, terrore, scontri ideologici e la diffusione di false informazioni.
È importante guardare alla natura come un simbolo di elevazione e conoscenza e non cadere nella trappola di interpretazioni personali. In questo senso, la meditazione di Dante sulla natura può offrire un supporto prezioso per comprendere i segni evidenti del nostro mondo. Tuttavia, anche le fonti islamiche offrono una riflessione importante sulla relazione tra l’uomo e la natura.
Nella Divina Commedia, Dante riflette sulla natura in vari passi, tra cui il canto VI dell’Inferno, dove descrive il girone dei golosi. Qui, Dante incontra una categoria di anime dannate che rappresentano i golosi. La descrizione del poeta del girone dei golosi sembra quasi prefigurare i fenomeni climatici che stiamo vivendo oggi: “Grandine grossa, acqua tinta e neve / per l’aere tenebroso si riversa; / pute la terra che questo riceve” (Inf. VI, 10-12).
Dante descrive come le anime dannate dei golosi siano costrette a giacere nella pioggia, grandine e neve che cadono incessantemente dall’alto, rendendo il terreno fangoso e fetido. La grandine grossa, l’acqua tinta e la neve rappresentano i tormenti che le anime dannate devono sopportare nel girone dei golosi. L’aere tenebroso suggerisce un’atmosfera cupa e opprimente, che contribuisce a rendere ancora più insopportabile la situazione delle anime dannate. La parola “pute” indica l’odore sgradevole che si sprigiona proprio dal terreno reso fangoso dalla pioggia, grandine e neve.
La riflessione di Dante ci invita a considerare la natura come un dono prezioso che va rispettato e protetto. La religione e la scienza non sono antitetiche, ma distinte e in equilibrio. L’uomo deve vivere religiosamente per rispettare l’ambiente e le creature e partecipare di una preghiera universale. È importante guardare alla natura come simbolo e possibilità di elevazione e conoscenza senza cadere nella trappola di interpretazioni personali.
Sapienti islamici come Ibn Arabi, Al-Ghazali e Rumi hanno riflettuto sulla bellezza della natura e sulla relazione tra l’uomo e il creato. Secondo Ibn Arabi, la natura è un libro aperto che ci insegna a conoscere Dio. Al-Ghazali ha sottolineato l’importanza della cura della natura come espressione del rispetto per il creato divino. Rumi ha visto nella natura una manifestazione dell’amore divino e ha invitato l’uomo a vivere in armonia con essa.
Inoltre, il Corano insegna che l’uomo ha l’obbligo di preservare la natura e di evitare qualsiasi forma di spreco o distruzione. L’equilibrio della natura è fondamentale per il benessere dell’umanità e l’uomo ha il compito di proteggere la creazione divina.
«Egli è Colui che ha creato i cieli e la terra in sei giorni, poi si è posto sul trono. Egli sa ciò che penetra nella terra e ciò che ne esce, ciò che scende dal cielo e ciò che vi sale. Egli è con voi ovunque siate, poiché Allah vede ciò che fate» (Sura AL-HADÎD,4).
«E la terra l’abbiamo spianata e vi abbiamo posto monti saldi, e vi abbiamo fatto crescere ogni cosa armoniosamente distribuita» (Sura AL-HIJR, 19).
«(…)E non commettete sprechi sulla terra dopo che essa è stata creata pura. Questo è meglio per voi, se siete credenti» (Sura AL-A‘RÂ,85).
«E non turbate l’equilibrio della terra dopo che esso è stato stabilito (…)» (Sura AL-A‘RÂ, 56).
Inoltre, il profeta Mohamed ﷺ ha incoraggiato i musulmani a prendersi cura della natura e a evitare qualsiasi forma di spreco o distruzione. A tal proposito, ha detto: “Se un musulmano pianta un albero o coltiva un campo, e poi un uccello, una mucca o un uomo mangia da essi, sarà considerato come un’elemosina per lui” (Sahih al-Bukhari).
La meditazione di Dante sulla natura e le riflessioni dei sapienti islamici invitano a contemplare la natura come un dono prezioso di Allah ﷺ che richiede il nostro rispetto e la nostra protezione. Solo attraverso una vita religiosa consapevole, l’uomo può esercitare in modo naturale le sue responsabilità nei confronti dell’ambiente e delle creature. L’uomo che prega e serve Allah ﷺ partecipa di una preghiera universale, come afferma il Corano:
«I sette cieli e la terra e tutto ciò che in essi si trova Lo glorificano, non c’è nulla che non Lo glorifichi lodandoLo, ma voi non percepite la loro lode. Egli è indulgente, perdonatore»
(Sura AL-ISRÂ’, 44).
Redazione