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Luglio 18, 2026La Hijama è pratica antica che continua a interrogare il rapporto tra fede, cura della persona e medicina contemporanea.
La Hijama, comunemente conosciuta come coppettazione, è una pratica terapeutica antica diffusa in differenti civiltà e tradizioni mediche. Nel mondo musulmano ha assunto nel corso dei secoli un significato particolare. È legata non soltanto alla cura del corpo, ma anche alla memoria della tradizione profetica e a una concezione integrale della persona.
Il termine arabo ḥijāma deriva dalla radice linguistica associata all’aspirazione o alla suzione. La tecnica consiste nell’applicazione di coppette sulla superficie cutanea, creando una pressione negativa. Nella coppettazione secca l’azione si limita alla suzione della pelle; nella cosiddetta coppettazione umida vengono invece praticate piccole incisioni superficiali, attraverso le quali viene prelevata una quantità limitata di sangue.
La Hijama viene spesso presentata come una pratica capace di coniugare dimensione fisica, psicologica e spirituale. Questa interpretazione è profondamente radicata in alcuni contesti musulmani. Richiede tuttavia una lettura equilibrata: il valore religioso attribuito alla pratica non coincide automaticamente con la dimostrazione scientifica della sua efficacia terapeutica.
La Hijama nella tradizione islamica
La rilevanza della Hijama nel mondo musulmano deriva dalla sua presenza nelle raccolte di tradizioni profetiche. Diversi aḥādīth riferiscono che il Profeta Muhammad ﷺ ricorse alla coppettazione e ne riconobbe l’utilità nell’ambito delle pratiche di cura disponibili nel suo tempo.
SUNNAH
«Il miglior trattamento con cui potete curarvi è la coppettazione.»
Per molti credenti, sottoporsi alla Hijama non rappresenta quindi soltanto una scelta legata al benessere fisico, ma anche una forma di adesione consapevole alla tradizione profetica. In questa prospettiva assume particolare importanza il concetto di niyyah, l’intenzione.
Nell’etica islamica, infatti, il valore di un’azione dipende anche dall’intenzione con la quale essa viene compiuta. Una pratica finalizzata alla cura del corpo può acquisire una dimensione spirituale quando è accompagnata dalla consapevolezza della responsabilità dell’essere umano nei confronti della propria salute.
Il corpo, nella visione islamica, non è una proprietà assoluta dell’individuo, ma una amānah, un bene affidato da Allāh e del quale la persona è chiamata ad avere cura. La tutela della salute può pertanto essere considerata una manifestazione di gratitudine, responsabilità e rispetto verso il dono della vita.
Ciò non significa attribuire automaticamente alla Hijama un’efficacia universale o considerarla una cura valida per ogni patologia. La tradizione religiosa invita alla ricerca della cura, ma non esclude il ricorso alla conoscenza medica, all’esperienza clinica e all’evoluzione delle scienze.
Tra ricorso alle cure e affidamento ad Allah
Uno degli aspetti più significativi della concezione islamica della salute è l’equilibrio tra il ricorso ai mezzi disponibili e l’affidamento a Allāh.
Il termine arabo asbāb indica le cause, gli strumenti e i mezzi concreti attraverso i quali l’essere umano opera nel mondo. Il tawakkul, cioè l’affidamento ad Allāh, non implica passività né rinuncia alle cure. Al contrario, presuppone l’assunzione della responsabilità personale e il ricorso agli strumenti appropriati, riconoscendo al tempo stesso che la guarigione non può essere interamente controllata dall’essere umano.
Il Profeta Muhammad ﷺ incoraggiò i suoi Compagni a ricorrere alle cure:
SUNNAH
«Curatevi, poiché Allāh non ha fatto scendere alcuna malattia senza aver stabilito per essa una cura, ad eccezione di una sola: la vecchiaia.»
In questa prospettiva, un medico, un trattamento o una terapia rappresentano dei mezzi, mentre la guarigione, al-shifāʾ, rimane nella visione del credente un dono divino.
Questa relazione tra azione e affidamento può contribuire a sviluppare un atteggiamento di responsabilità privo sia di fatalismo sia di eccessiva fiducia nelle capacità individuali. La fede non sostituisce la medicina e la medicina non elimina necessariamente la dimensione spirituale dell’esperienza della malattia.
Benessere psicologico, dolore e percezione della cura
La popolarità della Hijama è legata anche alle esperienze soggettive di benessere riportate da molte persone. Alcuni utilizzatori descrivono una sensazione di rilassamento, una riduzione della tensione muscolare o una temporanea diminuzione della percezione del dolore.
La relazione tra dolore fisico e benessere psicologico è complessa. Le condizioni dolorose persistenti possono influenzare il tono dell’umore, il sonno, la capacità di concentrazione e la qualità della vita. Di conseguenza, qualsiasi intervento percepito come capace di ridurre il disagio fisico può produrre effetti indiretti sulla condizione emotiva.
Il contesto stesso nel quale viene praticata la Hijama può avere una funzione psicologica. Il tempo dedicato alla cura, la relazione di fiducia con l’operatore, la percezione di partecipare attivamente al proprio percorso di salute e il significato religioso attribuito alla pratica possono favorire un senso di rassicurazione e speranza.
Questi aspetti, tuttavia, non devono essere confusi con la prova di un’efficacia clinica specifica.
Gli studi sulla coppettazione hanno individuato possibili benefici soprattutto in relazione ad alcune forme di dolore muscolo-scheletrico. La qualità complessiva delle evidenze rimane però variabile e numerose ricerche presentano limiti metodologici. Non è quindi possibile considerare la Hijama una terapia di efficacia dimostrata per tutte le condizioni alle quali viene talvolta associata.
La questione della “purificazione”
Nel linguaggio tradizionale, la Hijama viene talvolta descritta come una pratica di purificazione capace di eliminare sangue “stagnante”, impurità o sostanze dannose.
Tali espressioni appartengono prevalentemente a interpretazioni culturali e a modelli medici tradizionali e non devono essere presentate come conclusioni scientificamente accertate.
Il concetto islamico di ṭahārah, la purezza, possiede una rilevanza religiosa e spirituale molto più ampia. Esso riguarda l’igiene, la preparazione agli atti di culto e la purificazione morale della persona. Il collegamento simbolico tra coppettazione e purificazione può avere un significato per il credente, ma non equivale alla dimostrazione che la procedura elimini genericamente “tossine” dall’organismo.
Una comunicazione responsabile dovrebbe pertanto evitare affermazioni assolute e distinguere la dimensione simbolica e spirituale dalle conoscenze biomediche. Per approfondire il significato rituale della purificazione, si veda anche la guida al ghusl secondo Qur’an e Sunnah.
Una pratica complementare, non alternativa alla medicina
La Hijama non dovrebbe essere considerata un’alternativa alle cure mediche necessarie né utilizzata per ritardare diagnosi, controlli o trattamenti prescritti.
La distinzione tra medicina complementare e medicina alternativa è importante. Una pratica complementare può essere utilizzata, quando appropriato, insieme alle cure convenzionali. Una pratica alternativa viene invece impiegata in sostituzione dei trattamenti medici, con il rischio di compromettere la salute del paziente.
Nel caso della coppettazione umida, particolare attenzione deve essere riservata agli aspetti igienico-sanitari. La procedura comporta piccole incisioni cutanee e richiede strumenti sterili, dispositivi monouso, adeguata disinfezione e operatori competenti. In assenza di corrette condizioni igieniche possono verificarsi infezioni, lesioni cutanee, ustioni, cicatrici o altre complicazioni.
La pratica può inoltre non essere indicata per alcune persone, in particolare in presenza di specifiche patologie, alterazioni della coagulazione, terapie anticoagulanti, lesioni cutanee o particolari condizioni cliniche. La valutazione del medico rimane pertanto essenziale.
Una tradizione da interpretare con equilibrio
La continuità della Hijama nel mondo musulmano dimostra la capacità delle pratiche religiose e culturali di conservare significato anche nelle società contemporanee.
Il suo valore non dipende necessariamente dalla possibilità di attribuirle effetti terapeutici universali. Per molti musulmani essa rappresenta una forma di continuità con la tradizione profetica, un’espressione di attenzione verso il corpo e un’esperienza capace di rafforzare la fiducia, la speranza e il senso di appartenenza religiosa.
Allo stesso tempo, il rispetto per la tradizione non dovrebbe tradursi nella rinuncia al pensiero critico o alla medicina basata sulle evidenze.
La ricerca scientifica può valutare l’efficacia, i rischi e i limiti delle pratiche terapeutiche. La spiritualità può invece offrire significato, consolazione e orientamento nel modo in cui la persona affronta la salute, il dolore e la vulnerabilità.
La Hijama si colloca precisamente all’interno di questo contesto.
NOTA PRATICAConsiderata con equilibrio, può essere interpretata come una pratica complementare, inserita in un percorso responsabile di cura e accompagnata da adeguati criteri di sicurezza. Non una soluzione universale, né un sostituto della medicina, ma una tradizione vivente attraverso la quale molti musulmani continuano a ricercare una relazione armoniosa tra corpo, mente e spiritualità.
Abbas Kiwuwa


