


La sostenibilità nell’Islam: la natura, simbolo di armonia e di bellezza
La sostenibilità è un concetto che ha acquisito crescente rilevanza nel panorama globale, in risposta a sfide critiche come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’esaurimento delle risorse naturali. Tuttavia, essa non rappresenta un’idea esclusivamente moderna. Le tradizioni religiose, incluso l’Islam, offrono principi profondamente radicati che promuovono la tutela ambientale, la giustizia sociale e un equilibrio armonioso tra le necessità umane e quelle della natura. Questo studio analizza come i principi dell’Islam possano fornire una prospettiva olistica sulla sostenibilità, esplorando concetti chiave quali moderazione, custodia e giustizia, e ponendo particolare attenzione alle pratiche quotidiane e alla loro rilevanza nel contesto contemporaneo.
Nell’Islam, la sostenibilità trova le sue radici in una visione olistica che lega l’uomo, il Creatore e l’intero universo. Un principio chiave è la “moderazione” (wasatiyyah – وسطية), che definisce l’essenza stessa della fede e del comportamento. Il Corano presenta i musulmani come una “comunità del giusto mezzo” (ummatan wasatan- – أُمَّةًۭ وَسَطًۭا)), chiamata a perseguire un equilibrio in ogni aspetto della vita (Corano, 2:143). Questo concetto non riguarda solo la sfera individuale, ma si applica anche alla gestione delle risorse e alla tutela dell’ambiente, in sintonia con il comando divino di preservare l’armonia naturale (al-mizan – ميزان):
E non alterate l’equilibrio; pesate con giustizia e non falsate la bilancia.
(Corano, 55:7-9)
Tale equilibrio, intrinseco alla creazione, è un ordine sacro che l’umanità deve custodire.
La natura, con la sua bellezza, non è soltanto un dono divino, ma un riflesso dell’armonia e della perfezione del Creatore. In questa prospettiva, l’ecologia diventa un atto di fede, poiché proteggere l’ambiente significa rispettare il disegno divino. L’Islam promuove un rapporto equilibrato tra l’uomo e il mondo naturale, esortando i credenti a vivere con responsabilità e rispetto verso tutte le forme di vita. Il ruolo di “khalifa” (custode) evidenzia il compito dell’uomo di salvaguardare la terra, mentre il principio di “mizan” (equilibrio) sottolinea l’importanza di preservare l’ordine ecologico. Attraverso azioni come il risparmio delle risorse, il rispetto per gli animali e la riduzione degli sprechi, l’Islam insegna che la sostenibilità non è solo una questione materiale, ma un cammino spirituale che unisce l’uomo alla creazione divina.
La sostenibilità nell’Islam non è solo un imperativo ambientale, ma un atto di adorazione che riflette l’armonia divina tra l’uomo e la natura.
Come abbiamo accennato, un principio cardine è il concetto di “custodia” (khalifa – خليفه ), secondo cui l’essere umano è il vicario di Iddio sulla Terra, investito della responsabilità di proteggerla e amministrarla con giustizia (Corano, 2:30). In questo ruolo, l’umanità è chiamata non solo a utilizzare le risorse naturali in modo equo, ma anche a garantire i diritti e gli interessi delle altre creature viventi, inclusi gli animali e gli uccelli, così come delle generazioni future.
La custodia si intreccia con il concetto di “costruzione della Terra” (i’mar al-ard – عمارالأرض), noto anche come “umran” (عمران), che implica la creazione di una civiltà umana basata sulla giustizia (al-‘adl) e sulla benevolenza (al-ihsan). Questo ideale, sviluppato da pensatori come Ibn Khaldun, sottolinea l’importanza di promuovere il benessere collettivo non solo per la generazione attuale, ma anche per quelle future. La giustizia sociale e ambientale, quindi, diventa un imperativo morale e spirituale.
La moderazione si riflette anche nella condanna del Corano verso lo spreco (israf – إسراف) e l’eccesso (tabdhir- تَبذیر). Il primo si riferisce all’uso improprio di ciò che è lecito, come il consumo eccessivo di cibo o acqua, mentre il secondo riguarda la spesa in attività illecite, come il gioco d’azzardo o l’acquisto di sostanze dannose. Il Corano ammonisce chiaramente:
(…) Mangiate e bevete, ma senza eccessi, che Allah non ama chi eccede.
(Corano, 7:31)
e ancora:
In verità i prodighi sono fratelli dei diavoli.
(Corano, 17:27)
Questi precetti non si limitano a delineare un’etica personale fondata sulla moderazione, ma gettano anche le basi per interventi legali e politici mirati. In particolare, concetti come l’interesse pubblico (maslahah) e la politica giusta (siyasah ‘adilah) forniscono ai governi un quadro etico e giuridico per affrontare le sfide sociali e ambientali. Attraverso questi principi, è possibile promuovere un equilibrio armonioso tra sviluppo umano e tutela del creato, garantendo il benessere collettivo nel rispetto dei valori universali dell’Islam.
Gli insegnamenti del Profeta Muhammad (pace su di lui) offrono una guida profonda e pratica sulla sostenibilità, integrandola nelle azioni quotidiane. Egli ha elevato la piantumazione degli alberi a un atto di carità, dichiarando:
“Chiunque pianti un albero, ogni creatura che si nutre dei suoi frutti sarà per lui un atto di carità.” (Sahih Muslim)
In un altro hadith, il Profeta ha esortato a piantare una palma anche se il Giorno del Giudizio fosse imminente, sottolineando l’importanza di agire per il bene collettivo fino all’ultimo istante. Questo insegnamento riflette una visione olistica che trascende il tempo e le circostanze.
Inoltre, il Profeta ha insistito sulla pulizia degli spazi pubblici e sul rispetto delle risorse naturali, anche in situazioni estreme. Un esempio emblematico è rappresentato dalle istruzioni del califfo Abū Bakr ai suoi soldati:
“Non distruggete alberi, non devastate coltivazioni e non danneggiate inutilmente le risorse naturali.”
Questo approccio evidenzia un’etica ambientale che preserva l’equilibrio del creato, anche durante i conflitti.
Questi insegnamenti non solo promuovono una responsabilità individuale verso l’ambiente, ma offrono anche un modello di governance che integra sostenibilità, giustizia e bene comune.
I principi islamici promuovono un equilibrio tra l’uomo e il mondo naturale, invitando i credenti a vivere in modo responsabile e rispettoso verso tutte le creature.
L’Islam attribuisce un valore profondo e sacro alla “pulizia” e alla “bellezza“, considerandole elementi fondamentali della fede e della spiritualità. Questo principio è radicato sia nel Corano che negli insegnamenti del Profeta Muhammad (pace su di lui), che ne hanno fatto un pilastro della vita quotidiana e comunitaria.
Nel Corano, Allah afferma:
Allah ama coloro che insistono sulla pulizia.
(Corano, 2:222)
Questo versetto non si limita a un’esortazione all’igiene personale, ma riflette un amore divino per coloro che coltivano la purezza in ogni aspetto della loro esistenza, inclusa l’armonia con l’ambiente circostante.
Il Profeta Muhammad (pace su di lui) ha ulteriormente enfatizzato questo concetto dichiarando:
“La pulizia è metà della fede.” (Sahih Muslim)
Questa affermazione sottolinea come la cura per la pulizia non sia solo un atto fisico, ma un riflesso della fede stessa, un modo per avvicinarsi ad Allah e rispettare il creato.
Questi insegnamenti si estendono ben oltre l’igiene personale, abbracciando la “cura dell’ambiente” e degli “spazi condivisi“. Il Profeta ha incoraggiato i credenti a mantenere puliti i luoghi pubblici, evitando di causare danni o inquinamento.
“Evitate le due cose maledette: chi sporca i luoghi di passaggio o di ombra.”
(Sunan Abi Dawud)
Inoltre, l’Islam promuove un “ethos di armonia e rispetto reciproco”, in cui la bellezza e la pulizia non sono solo doveri individuali, ma atti di responsabilità collettiva. Questo approccio riflette una ampia visione circolare che unisce spiritualità, etica e sostenibilità, incoraggiando i credenti a vivere in equilibrio con il mondo che li circonda.
La sostenibilità, nell’ottica islamica, non è semplicemente una questione ambientale o sociale, ma un impegno profondamente spirituale, morale e pratico che riflette il rapporto dell’essere umano con Allah e con la creazione. Attraverso principi fondamentali come la moderazione (wasatiyyah), la custodia (khilafah), la giustizia (‘adl) e la responsabilità collettiva (mas’uliyyah), l’Islam offre un quadro olistico per affrontare le sfide ambientali e sociali del nostro tempo.
La moderazione, ad esempio, è un principio chiave che invita a evitare gli eccessi e a vivere in equilibrio.
Questo insegnamento si applica non solo al consumo individuale, ma anche alla gestione delle risorse naturali, promuovendo un uso responsabile e sostenibile.
La custodia (khilafah) ricorda all’uomo che è un custode della Terra, incaricato da Allah di preservare e proteggere il creato. Il Corano afferma:
“Egli vi ha fatto Suoi vicari sulla terra.” (Corano, 6:165)
Questo ruolo implica una responsabilità etica verso l’ambiente e le generazioni future, spingendo i credenti a evitare distruzione e inquinamento.
La giustizia (‘adl) e la responsabilità collettiva (mas’uliyyah – مسؤولية)) completano questo quadro, incoraggiando un approccio equo e solidale alle risorse e ai beni comuni. Il Profeta Muhammad (pace su di lui) ha sottolineato l’importanza di agire per il bene collettivo, affermando:
“Il credente è colui che non danneggia gli altri con la sua lingua o le sue mani.” (Ṣaḥīḥ Bukhārī)
Tuttavia, nonostante la ricchezza di questi insegnamenti, molti aspetti vengono trascurati nella pratica quotidiana. È necessario un rinnovato impegno da parte dei musulmani per integrare i valori della sostenibilità nella loro vita personale e comunitaria. Questo richiede una consapevolezza più profonda dei principi islamici e un’azione concreta che parta dalle piccole scelte quotidiane, come ridurre gli sprechi, rispettare l’ambiente e promuovere la giustizia sociale.
Un tale approccio non solo può ispirare i fedeli a vivere in armonia con la creazione, ma rappresenta anche un contributo significativo al benessere globale. In un’epoca di crisi ambientali e disuguaglianze sociali, i valori islamici della sostenibilità offrono una visione universale per costruire un futuro più equo e sostenibile per l’intera umanità.
L’Islam invita a una trasformazione interiore ed esteriore, in cui la sostenibilità diventa un atto di adorazione, un’espressione di fede e un dovere verso il creato e le generazioni future. Questo percorso non è solo un’opportunità per i musulmani, ma un messaggio di speranza e responsabilità per il mondo intero.
Nadia Bakkali