

Il preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo Marco Polo di Firenze concede aula per la preghiera durante il Ramadan.

Due studentesse musulmane di 16 e 17 anni, di origini marocchine, chiedono al preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo Marco Polo di Firenze, Ludovico Arte, di poter disporre di un’aula dove poter assolvere alle preghiere durante il mese di Ramadan.
Il preside che è persona molto sensibile e attento a queste dinamiche molto frequenti nelle scuole italiane per la forte presenza di cittadini italiani musulmani, ha concesso l’aula.
«Due giorni fa – scrive il preside – sono venute in presidenza due studentesse marocchine. Mi hanno segnalato che il 23 marzo sarebbe iniziato il Ramadan, che dura un mese e prevede cinque preghiere giornaliere, e mi hanno chiesto la possibilità di fare a scuola la preghiera mattutina».
«Non ero preparato a rispondere e ho chiesto tempo per riflettere. Mi sono confrontato con le mie vicepresidi e ci siamo detti che in una scuola pubblica laica non è accettabile che la religione passi davanti alla didattica. Però non volevamo dire di no a una esigenza che le ragazze sentivano importante e che avevano posto con grande garbo. Allora abbiamo trovato una mediazione. Consentiremo a loro e agli altri studenti di fede musulmana di pregare in uno spazio della scuola durante la ricreazione, in modo da accogliere la richiesta senza togliere tempo alla didattica. Quando abbiamo comunicato la decisione alle studentesse, erano molto felici».
E così, la scuola comunica sul proprio sito internet che, «facendo seguito a una richiesta pervenuta da alcuni studenti, si consente di effettuare la preghiera prevista dai rituali del Ramadan durante l’orario scolastico; a partire da lunedì 27 marzo fino al termine del Ramadan stesso, durante il secondo intervallo, dalle 11.35 alle 11.45, gli studenti di fede musulmana potranno recarsi nell’aula Angela Fiume per la sede di via san Bartolo a Cintoia e in aula Liberamente nella sede di via De Nicola».
«Ci possono essere legittimamente posizioni diverse su questo tema e non so se abbiamo fatto la scelta giusta. Ma, per come la intendiamo noi, la scuola pubblica è la scuola di tutti. Questo vuol dire che deve garantire il pluralismo e accogliere, per quanto possibile, le diverse esigenze, materiali e spirituali, di ogni studente e di ogni docente».
Redazione