


ll recente colpo di stato in Niger potrebbe avere conseguenze negative sulla stabilità della regione africana del Sahel, poiché potrebbe aumentare la capacità di reclutamento degli estremisti jihadisti affiliati ad al-Qāʿida. In particolare, l’organizzazione militare e terrorista di ideologia salafita jihadista Jamaʿat Nuṣrat al-Islām wa-l muslimīn (JNIM) potrebbe trarre vantaggio dal colpo di stato e aumentare la propria influenza nella regione.
JNIM è stata creata nel 2017 durante la guerra in Mali, attraverso la fusione di altri gruppi terroristici regionali come al-Murābiṭūn, e si riconosce sotto l’egida e la bandiera dell’organizzazione terroristica al-Qāʿida. Nel 2019, il gruppo era diretto da Iyad Ag Ghali e contava circa 2000 combattenti, secondo stime del giornale francese Le Figaro.
L’espansione dell’estremismo violento nel Sahel è attribuita a una governance persistentemente debole, al declino democratico, ai deficit di legittimità e alle violazioni dei diritti umani. I 4 colpi di stato militari consecutivi sono stati anche un altro problema. Il coinvolgimento internazionale è iniziato seriamente nel 2013 quando le forze francesi sono entrate in Mali su richiesta del governo maliano. Nonostante il maggiore coinvolgimento internazionale, la campagna contro i militanti ha causato la diffusione della violenza e lo sfollamento di milioni di persone, portando a una crisi umanitaria.
Secondo l’Istituto degli Studi di Sicurezza dell’Africa (ISS Africa), JNIM si autofinanzia attraverso varie attività illecite, tra cui il traffico di armi, il bracconaggio, l’estorsione e l’estrazione dell’oro dalle miniere della zona. La capacità di autofinanziamento del gruppo lo rende particolarmente pericoloso e difficile da contrastare.
In questo contesto, il colpo di stato avvenuto di recente in Niger potrebbe contribuire a generare altra violenza e instabilità nella regione africana del Sahel, favorendo i gruppi jihadisti come JNIM e compromettendo gli sforzi internazionali per garantire la sicurezza nella zona.
La crisi in Niger e negli altri Paesi Saheliani rappresenta una grave minaccia per le popolazioni locali, le economie dei Paesi coinvolti e per il contrasto alla penetrazione terroristica. L’incapacità della comunità internazionale, in particolare di Francia, UE e USA, di comprendere le nuove dinamiche sul terreno ha contribuito a questa situazione.
Allo stesso tempo, la Turchia, la Russia e la Cina hanno guadagnato terreno nella regione, grazie alla loro maggiore solidità e rapidità nel conseguimento degli obiettivi prefissati. La recente guerra russo-ucraina ha reso ancora più evidenti i processi già in atto in Africa da anni. Per riconquistare credibilità e rispetto nelle aree di crisi, occorre agire in modo pragmatico e affrontare le realtà sul terreno, senza imporre condizionalità eccessive. La spaccatura tra le forze di difesa e sicurezza nigerine e gli alleati occidentali ha rivelato una perdita di fiducia reciproca.
Il Niger riveste un ruolo di grande importanza a livello internazionale, non solo per le sue riserve di uranio (che rappresentano oltre il 7% delle riserve mondiali), ma anche per la sua posizione strategica nella lotta contro i gruppi jihadisti operanti in Maghreb e contro i trafficanti di migranti. La destabilizzazione del Niger potrebbe avere gravi conseguenze sulla sicurezza dell’Europa, ma ciò che preoccupa altrettanto è l’aumento di influenza della Russia e del gruppo Wagner in Africa.
Redazione