

Le festività dell’Eid, Eid al-Fiṭr e Eid al-Aḍḥā, sono due momenti di grande gioia e significato spirituale per i musulmani. Eid al-Fiṭr segna la fine del mese di Ramaḍān e del digiuno, mentre Eid al-Aḍḥā, celebrata durante il mese di Dhūl-Ḥijja, commemora il sacrificio di Ibrāhīm [la pace sia con lui] e segna la fine del Hajj. Queste festività promuovono valori di sacrificio, fede, unità e compassione, incoraggiando atti di adorazione, carità e condivisione con familiari, amici e comunità.

Per i musulmani, le due festività dell’Eid rappresentano due grandi occasioni di felicità e gioia. Tali festività giungono sempre dopo un periodo di devota adorazione, dopo aver compiuto un grande sacrificio e dopo essersi dedicati a qualcosa di profondamente significativo per l’Onnipotente.
La prima festività, Eid al-Fiṭr, viene celebrata alla fine del nono mese del calendario lunare islamico, il mese in cui è stato rivelato il sacro Corano, ovvero il mese di Ramaḍān, durante il quale i musulmani digiunano.
La seconda festività, Eid al-Aḍḥā – عيد الأضحى [la festa del sacrificio], si svolge durante il mese di Dhūl-Ḥijja, il dodicesimo e ultimo mese del calendario lunare islamico. La festa dell’Eid segna la fine del Hajj, il quinto pilastro dell’Islam.
Dall’inizio del mese di Dhūl-Ḥijja fino al 9º e 10º giorno, siamo incoraggiati a compiere ulteriori atti di adorazione. Infatti, questi primi dieci giorni di Dhūl-Ḥijja sono i giorni in cui l’Onnipotente apprezza di più i nostri atti di adorazione.
È riportato da Ibn ʿAbbās che il Messaggero di Allāh ﷺ disse:
“Non ci sono giorni in cui le azioni rette siano più amate da Allāh di questi giorni”, riferendosi ai [primi] dieci giorni di Dhūl-Ḥijja“.
مَا مِنْ أَيَّامٍ الْعَمَلُ الصَّالِحُ فِيهَا أَحَبُّ إِلَى اللَّهِ مِنْ هَذِهِ الأَيَّامِ – يَعْنِي الْعَشْرَ
[Sunan Ibn Mājah]
Durante i primi giorni di Dhū l-Ḥijja, in particolare il 9º giorno, il giorno di ʿArafā, il digiuno è un atto di adorazione importante e altamente raccomandato come sunnah. Poiché ʿArafā è il giorno di massima spiritualità dell’intero calendario lunare islamico, chi digiuna in questi giorni, ʿArafā incluso, ottiene grandi benefici, accumula molte ricompense ed espia i peccati dell’anno passato.
Eid al-Aḍḥā è una festività religiosa celebrata dai musulmani in tutto il mondo, segna la fine del Hajj.
Al-Hajj [الحَجُّ], atto fondamentale di adorazione che si svolge nel mese di Dhū l-Ḥijja, è un pellegrinaggio sacro a Mecca, in Arabia Saudita, che ogni musulmano è tenuto a compiere almeno una volta nella vita.
Abū Hurayra [che Allāh sia soddisfatto di lui] narrò che un giorno il Profeta ﷺ si rivolse alla gente dicendo:
“O gente! Allāh vi ha prescritto il Hajj, dunque compitelo”.
وروى أبو هريرة قال: قال رسول الله صلى الله عليه وسلم: أيها الناس قد فرض عليكم الحج فحجُّوا
[Ṣaḥīḥ Muslim]

Le festività dell’Eid hanno una rilevanza che va oltre la comunità musulmana. Promuovono lo spirito di unità, condivisione e compassione, incoraggiando persone di tutte le provenienze a unirsi nello spirito di celebrazione e buona volontà. In questa gioiosa occasione, è consuetudine augurare felicità e benedizioni a tutti. Nel giorno dell’Eid, musulmani e non musulmani possono condividere lo spirito di festa estendendo calorosi auguri ad amici, familiari e comunità, favorendo un senso di unità e armonia.
L’Eid al-Aḍḥā, dal punto di vista spirituale, è un momento di enorme significato per i musulmani. È un tempo di preghiera, riflessione e gratitudine per le benedizioni ricevute. La festività enfatizza i valori del sacrificio, della fede e della sottomissione alla volontà di Dio. I musulmani, in genere, si dedicano ad atti di carità, visitano familiari e amici per partecipare ai festeggiamenti durante questa occasione festiva.
I valori di sacrificio e generosità che sottendono questa festività risuonano tra persone di diverse fedi e servono come promemoria dell’importanza dell’altruismo e dell’empatia nelle nostre vite.
Durante la festività, è consuetudine per i musulmani macellare un animale sacrificale [offrire il Qurbān], come una capra, una pecora o una mucca, simbolizzando l’atto del sacrificio inteso da Ibrāhīm [la pace sia con lui].
Ibn ʿUmar ha riportato che il Profeta ﷺ offriva un sacrificio per ognuno dei dieci anni in cui visse a Medīna.
عَنِ ابْنِ عُمَرَ قَالَ: ” أَقَامَ رَسُولُ اللهِ ﷺ بِالمَدِينَةِ عَشْرَ سِنِينَ، يُضَحِّي كُلَّ سَنَةٍ
[at-Tirmidhī]
È riportato da Al-Barāʾ ibn ʿĀzib [che Allāh sia soddisfatto di lui] che il Profeta ﷺ disse: “Chiunque offra un sacrificio dopo la preghiera ha completato i suoi rituali [dell’Eid] e ha seguito la via dei musulmani.” [al-Bukhārī]
عن البراء بن عازب قال، قال رسول الله صلى الله عليه و سلم، مَن ضَحَّى قَبْلَ الصَّلَاةِ، فإنَّما ذَبَحَ لِنَفْسِهِ، وَمَن ذَبَحَ بَعْدَ الصَّلَاةِ فقَدْ تَمَّ نُسُكُهُ، وَأَصَابَ سُنَّةَ المُسْلِمِينَ.
Il sacrificio, conosciuto letteralmente come Uḍḥiyah [أضحية] o Qurbān [قربان], commemora la volontà di Ibrāhīm [la pace sia con lui] di sacrificare suo figlio come atto di obbedienza ad Allāh. La storia del sacrificio è condivisa sia dai musulmani che dagli ebrei, così come dai cristiani, che riconoscono Ibrāhīm [la pace sia con lui] come una figura fondamentale nelle rispettive fedi. Secondo le scritture musulmane, quel figlio era ʾIsmāʿīl.
Tuttavia, qual era il motivo di quel sacrificio! Il profeta Ibrāhīm [la pace sia con lui] era molto vicino all’Onnipotente. Era, secondo la credenza islamica, il padre di tutti i profeti che vennero dopo di lui. Era riverito, era rispettato, era Khalil Lah خليل الله, cioè amico dell’Onnipotente, e aveva costruito la Kaʿba a Mecca, la casa del culto, dove la gente si riuniva per adorare l’Onnipotente, il creatore e nessun altro.
Ad un certo punto, ebbe un sogno. E in quel sogno, gli fu ordinato dall’Onnipotente di sacrificare suo figlio. Ovviamente, quell’istruzione era divina e aveva uno scopo. E anche se il suo adempimento non fu esattamente come gli era stato ordinato, ma, come profeta, Ibrāhīm [la pace sia con lui] continuò e disse a suo figlio, secondo le scritture del Corano:
“O mio caro figlio! Ho visto in sogno di dover sacrificarti: rifletti, quindi, su quale sia la tua opinione!” [ʾIsmāʿīl] rispose: “O padre mio! Fai ciò che ti è stato ordinato: mi troverai, se Dio lo vorrà, tra coloro che sono pazienti nell’avversità“.
فَلَمَّا بَلَغَ مَعَهُ ٱلسَّعْىَ قَالَ يَٰبُنَىَّ إِنِّىٓ أَرَىٰ فِى ٱلْمَنَامِ أَنِّىٓ أَذْبَحُكَ فَٱنظُرْ مَاذَا تَرَىٰ ۚ قَالَ يَٰٓأَبَتِ ٱفْعَلْ مَا تُؤْمَرُ ۖ سَتَجِدُنِىٓ إِن شَآءَ ٱللَّهُ مِنَ ٱلصَّٰبِرِينَ
[Qurʾān – ‘Aṣ-ṣāffāt: 102]
Afferrò suo figlio e, mentre stava per compiere ciò che l’Onnipotente gli aveva ordinato, l’Onnipotente sostituì il figlio con un montone dal cielo. Questo rappresentava la sottomissione ultima all’Onnipotente. Quel sacrificio, sostituito con un montone, fu così amato dall’Onnipotente che chiese a tutti di rievocarlo, più che per qualsiasi altra cosa.
In questa occasione, è anche un importante atto di adorazione rivolgersi nuovamente ai poveri con cibi, qualcosa da mangiare, per festeggiare insieme e condividere la carne dell’animale sacrificale. In un incredibile insegnamento islamico, l’Onnipotente istruisce di dividere il sacrificio in tre parti: un terzo lo si può consumare, un terzo donare [come regali] alla famiglia e agli amici e un terzo dedicarlo ai poveri.
L’Onnipotente dice: “Ma la loro carne e il loro sangue non raggiungono Allah, è la vostra coscienza di Lui che Lo raggiunge. È per questo che li abbiamo resi sottomessi alle vostre necessità, affinché possiate glorificare Allah per tutta la guida con cui vi ha gratificato. E annuncia la buona novella ai benefattori.“
لَن يَنَالَ اللَّهَ لُحُومُهَا وَلَا دِمَاؤُهَا وَلَٰكِن يَنَالُهُ التَّقْوَىٰ مِنكُمْ ۚ كَذَٰلِكَ سَخَّرَهَا لَكُمْ لِتُكَبِّرُوا اللَّهَ عَلَىٰ مَا هَدَاكُمْ ۗ وَبَشِّرِ الْمُحْسِنِينَ
[Qurʾān – Al-hajj: 37]
Redazione