


Musulmani in dialogo, condividendo risorse e promuovendo la coesione attraverso la Wasiyyah.
Il testamento islamico (al- Wasiyyah الوصية ) è uno strumento essenziale nella pianificazione patrimoniale dei musulmani, che consente di destinare fino a un terzo del patrimonio a beneficiari non eredi. Regolato dal Corano e dalla Sunnah, rappresenta un equilibrio tra tradizione religiosa e principi giuridici moderni, favorendo dialogo e inclusione nei sistemi legali europei.
Il concetto di Al-Wasiyyah (الوصية) nell’Islam ha un significato profondo e articolato. Linguisticamente, il termine deriva dalla parola araba waṣā, che significa “comandare“, “istruire“, “obbligare” o “trasmettere“. Secondo il lessicografo J. Milton Cowan, Al-Wasiyyah può anche significare “lascito” e “disposizione testamentaria“. Il significato letterale suggerisce “l’imposizione su qualcuno o il comando di qualcosa“, ma tecnicamente indica “una promessa speciale di donare qualcosa dopo la morte“.
Secondo l’Imām Muḥammad Idrīs al-Shāfi’ī, la Wasiyyah significa “destinare la propria ricchezza o proprietà a qualcun altro dopo la morte, attraverso un atto di benificenza (tabarrū)“. […وصل ما كان فيه من امر حياته بام بعده من امر مماته].
In altre parole, è un insieme di istruzioni date da una persona agli individui che si aspetta sopravvivano a lui. Secondo i lessicografi, il termine “wasiyyah” evoca il rendere un’istruzione in qualcosa di operativo e vincolante. Nella Shari’a, la wasiyyah è considerata un testamento che deve essere attuato dopo la morte della persona che lo ha predisposto.
Pertanto, la wasiyyah può essere vista come una direttiva straordinaria, predisposta da una persona riguardo a determinati doveri o obblighi pendenti nei suoi confronti, che egli/ella non ha esplicitamente o implicitamente portato a termine prima della sua morte. In altre parole, è un insieme di istruzioni date dalla persona ai soggetti che si aspetta sopravvivano a lei, al fine di adempiere a tali doveri o obblighi rimasti in sospeso.
| No. | Uso Coranico | Significato Associato | Surah e Versetto |
|---|---|---|---|
| 1. | waṣṣā | Lascito | Surah al-Baqarah, 132; Surah al-Shūra, 13 |
| 2. | waṣṣākum | Comando | Surah al-An‘ām, 151, 152 & 153 |
| 3. | waṣṣaynā | Direttiva | Surah al-Nisā’, 131 |
| 4. | wawaṣṣaynā | Direttiva | Surah al-‘Ankabut, 8; Surah Luqmān, 14; Surah al-Shūra, 13; Surah al-Aḥqāf, 15 |
| 5. | wa’awṣānī | Ingiunto a me | Surah Maryam, 31 |
| 6. | yūṣīkum; yūṣī; e yūṣā | Direttiva/comando | Surah al-Nisā’, 10 & 11 |
| 7. | waṣiyyah | Lasciti/donazioni | Surah al-Baqarah, 180; 240; Surah al-Nisā’, 11; Surah al-Mā’idah, 106 |
| 8. | tawṣiyatan | Lascito/Testamento | Surah Yasin, 50 |
| 9. | tūṣūna | Lasciato, donato | Surah al-Nisā’, 12 |
| 10. | yūsīna | Lasciato, donato | Surah al-Nisā’, 12 |
Fonte: Muḥammad Fuwād ‘Abd al-Bāqī, al-Mu‘jam al-Mufahris li Alfāẓ al-Qur’ān al-Karīm (Beirut: Dār al-Fikr, 1987)
Il testamento islamico [‘al-Wasiyyah’ الوصية] è un documento di disposizione che contiene istruzioni [per il curatore testamentario] per attuare i desideri del testatore, inclusi i piani e la distribuzione dei beni dopo la morte del testatore. Nel redigere la Wasiyyah, il testatore deve fare una disposizione dei propri beni rispettando i requisiti e le raccomandazioni specifiche stabiliti dal Corano e dalla Sunnah.
Inizialmente, era obbligatorio per un musulmano redigere una Wasiyyat per i genitori e i parenti, basandosi sul versetto del testamento in cui Allāh ha detto: “È prescritto per voi, quando la morte si avvicina a uno di voi, se lascia dei beni, fare un testamento a favore dei genitori e dei parenti in modo accettabile: un dovere per i timorati”.
كُتِبَ عَلَيْكُمْ إِذَا حَضَرَ أَحَدَكُمُ الْمَوْتُ إِن تَرَكَ خَيْرًا الْوَصِيَّةُ لِلْوَالِدَيْنِ وَالأقْرَبِينَ بِالْمَعْرُوفِ حَقًّا عَلَى الْمُتَّقِينَ
[Corano: Al-Baqarah -180]
Tuttavia, nel versetto sull’eredità, nella sūra An-Nisāʾ, Allāh ha spiegato la quota spettante a ciascun erede e, successivamente, come riportato in un hadith narrato da Imām Ahmad [in Al-Musnad] e anche da Abī Dāwūd, Al-Nasāʾī, at-Tirmidhī e Ibn Mājah, il Profeta ﷺ ha proibito al-Wasiyyah per gli eredi.
È narrato da ‘Amr ibn Khārija che il Profeta ﷺ tenne una Khutbah [sermone] mentre era a dorso della sua cammella, e ‘Amr lo udì dire: “Allāh ha dato a ciascuno il diritto che gli spetta, quindi non ci sarà testamento per un erede.”
[Sunan at-Tirmidhī]
Nonostante ciò, in riferimento al seguente hadith, l’Islam raccomanda fortemente a chiunque abbia qualcosa da lasciare in eredità di scrivere un testamento che non superi un terzo del proprio patrimonio.
Narrato da ʿAbd Allāh ibn ʿUmar:
Il Messaggero di Allāh ﷺ disse: “Non è permesso ad alcun musulmano che abbia qualcosa da lasciare in testamento di trascorrere due notti senza avere il proprio testamento scritto e pronto con sé.”
عَنْ عَبْدِ اللَّهِ بْنِ عُمَرَ ـ رضى الله عنهما ـ أَنَّ رَسُولَ اللَّهِ صلى الله عليه وسلم قَالَ “ مَا حَقُّ امْرِئٍ مُسْلِمٍ لَهُ شَىْءٌ، يُوصِي فِيهِ يَبِيتُ لَيْلَتَيْنِ، إِلاَّ وَوَصِيَّتُهُ مَكْتُوبَةٌ عِنْدَهُ
[Ṣaḥīḥ di al-Bukhārī]
La capacità testamentaria di un individuo nell’Islam è quindi limitata. Secondo il famoso hadith di Saʿd ibn Abī Waqqāṣ, uno dei compagni destinati al paradiso [che Allāh sia soddisfatto di lui], il Profeta ﷺ afferma chiaramente che il testamento non deve superare un terzo del patrimonio.
Saʿd ibn Abī Waqqāṣ partecipò al ḥajj con il Profeta ﷺ e, durante il viaggio, si ammalò gravemente, tanto da temere per la propria vita. Richiese quindi la presenza del Profeta ﷺ, che si recò a fargli visita. Saʿd, mostrando la sua preoccupazione, disse al Profeta ﷺ: “O Profeta, vedi quanto sono malato.” Proseguì spiegando di avere una considerevole ricchezza e, al momento, di avere solo una figlia che avrebbe ereditato una parte dei suoi beni. Voleva sapere se fosse possibile redigere un testamento in cui destinare una grande percentuale del suo patrimonio.
Narrato da Saʿd bin Abī Waqqāṣ: “Il Profeta ﷺ venne a visitarmi mentre ero malato a Mecca. Dissi: ‘O Messaggero di Allāh! Posso destinare in carità tutti i miei beni?’ Egli rispose: ‘No.’ Dissi: ‘Allora posso destinare metà dei miei beni?’ Egli rispose: ‘No.’ Dissi: ‘Un terzo?’ Egli rispose: ‘Sì, un terzo, ma anche un terzo potrebbe essere troppo. È meglio che tu lasci i tuoi eredi benestanti piuttosto che lasciarli [poveri] a mendicare dagli altri, e qualunque cosa tu spenda per il bene di Allāh sarà considerata un atto di carità, persino il boccone di cibo che metti nella bocca di tua moglie è considerato carità.’”
[Ṣaḥīḥ al-Bukhārī]
È fondamentale per un musulmano comprendere le differenze tra le varie categorie e norme relative all’eredità, poiché una scarsa conoscenza di questi concetti può facilmente portare a conflitti familiari. Quando applicata correttamente, la legge islamica è progettata per mitigare tali conflitti, poiché non è l’individuo a determinare a chi andranno i due terzi (⅔) del suo patrimonio al momento della sua morte, ma sono le disposizioni divine stabilite da Allāh riguardo all’eredità. L’individuo ha la libertà di destinare fino a un terzo del proprio patrimonio a chiunque desideri, nel rispetto delle restrizioni previste per prevenire controversie tra gli eredi.
In altre parole, la legge islamica consente a un individuo di destinare fino a un terzo (⅓) del proprio patrimonio a chiunque desideri, a condizione che i beneficiari non appartengano alle categorie di eredi che riceveranno i restanti due terzi (⅔).
Gli eredi fissi, noti come اصحاب الفروض (asḥāb al-furūḍ), sono specificamente indicati nel Corano. Queste categorie includono il figlio, la figlia, il padre, la madre e il coniuge (marito o moglie). Durante la propria vita, è possibile donare loro ciò che si desidera (hibah هبة), ma non è lecito includere nel testamento disposizioni su quanto debbano ricevere, poiché Allāh ha già stabilito le loro quote nel caso siano vivi al momento della morte.
È importante riconoscere che i beni che possediamo appartengono ad Allāh. Durante la nostra vita, siamo solo ‘fiduciari’ della ricchezza che gestiamo. Allāh ha prescritto quote precise per gli eredi, come delineato nella sūra An-Nisāʾ, versetti 11-14. Alla morte di una persona, gli eredi diventano comproprietari di tutto ciò che è stato lasciato. Sebbene Allāh consenta una proprietà temporanea durante la vita, al momento della morte, i beni vengono divisi secondo le disposizioni divine. Tuttavia, Allāh permette la destinazione di una certa porzione (fino a un terzo) a persone non designate come eredi.
È fondamentale riconoscere la significativa differenza tra i concetti di “Hibah”, “Mirath – Faraid” e “Wasiyyah”. Per redigere un testamento islamico, è essenziale comprendere cosa si è autorizzati a donare, a lasciare in eredità e quali sono le quote obbligatorie (faraid) prescritte nel Corano e nella Sunnah.
Questi tre concetti sono particolarmente rilevanti nella considerazione di un testamento islamico:
Il testamento islamico, o al-Wasiyyah, rappresenta un aspetto cruciale della pianificazione patrimoniale per i musulmani. Questo strumento permette al testatore di esprimere i propri desideri riguardo alla distribuzione dei beni dopo la morte, rispettando però limiti ben definiti, come la possibilità di destinare solo fino a un terzo del patrimonio a beneficiari non inclusi tra gli eredi fissi (asḥāb al-furūḍ).
La waṣiyyah offre al testatore l’opportunità di aiutare i meno fortunati. In effetti, lasciare un regalo nel proprio testamento a una causa benefica non è solo utile per i beneficiari, ma anche per il testatore, poiché tali doni diventano indubbiamente una carità senza fine (ṣadaqah al-jāriyyah), i cui benefici si estendono anche dopo la morte.
Questo strumento giuridico e simbolo di identità culturale per i musulmani in Europa, evidenzia la necessità di conciliare le norme islamiche con i principi di giustizia e uguaglianza dei sistemi democratici costituzionali. La crescente presenza musulmana ha stimolato un dibattito sul pluralismo giuridico, richiedendo un approccio flessibile e inclusivo che rispetti sia le tradizioni religiose sia i valori fondamentali delle società europee, favorendo così coesione sociale e dialogo interculturale.
Redazione