

La segretezza delle informazioni sin dalle origini antiche costituisce elemento di estrema importanza e rilevanza, sia tattica che strategica in grado da garantire il successo o la sconfitta di una battaglia condotta sia sul terreno sia nello spazio digitale. Le amministrazioni istituzionali e la comunità globale, in cui gli utenti si scambiano informazioni personali con l’utente destinatario, hanno dovuto sempre più garantire l’inoltro del messaggio e delle informazioni importanti in modo da consentire l’accesso e la comprensione solo al destinatario.
La segretezza ha portato all’arte dell’occultamento, della codifica e dei codici. Il semplice nascondere un messaggio o la steganografia può essere un metodo efficace con cui un messaggio può essere consegnato senza essere rilevato o intercettato dall’avversario. La steganografia è la scienza dell’occultamento fisico dei messaggi, contrapposta alla crittografia, che non cela il messaggio in sé, ma il suo significato. Essa dipende tuttavia dal modo elaborato in cui il messaggio è stato nascosto, insieme all’efficienza dell’intelligence nemica e alla loro persistenza nella ricerca e nell’indagine sul corriere o sul mezzo di consegna. La crittografia è un metodo o una tecnica con cui un messaggio può essere alterato in modo che diventi privo di significato per chiunque altro, tranne il destinatario. Il bisogno di segretezza ha indotto le Nazioni a creare segreterie alle cifre e dipartimenti di crittografia. Con l’istaurazione del Califfato Abbaside, nel 750 d.C. fu inaugurata l’età d’oro della civiltà islamica con la capitale a Baghdad. Le arti e le scienze iniziarono a fiorire. Durante questo periodo, il mondo islamico divenne un centro intellettuale. I califfi Abbasidi si interessarono a mantenere la società che era in continua evoluzione e progresso e non a spingersi, con conquiste di territori lontani, per continuare ad estendere il dominio musulmano come fu fatto in precedenza dal Califfato Omayyade.
Per garantire un’efficiente amministrazione furono creati dei sistemi di sicurezza delle comunicazioni e ciò fu attuato tramite la crittografia, scienza che ha per oggetto l’occultamento del significato di un messaggio, in modo tale che il significato possa essere recuperato al momento opportuno. Talvolta il termine è usato in modo più lato, per designare ogni sapere razionale collegato con le scritture segrete; in questa accezione, può essere considerato sinonimo di crittologia. I funzionari musulmani, per proteggere le informazioni di Stato, crittavano, cioè codificavano tutta la documentazione fiscale e furono utilizzate le scritture segrete. Il quadro trova conferma nei trattati di amministrazione, come Abad al-Kuttab (Il manuale del segretario) di Ibn Qutayba (828-889), del X secolo, una cui sezione è riservata alla crittografia. Ibn Qutayba fu autore anche di Kitāb ʿuyūn al-akhbār (le fonti delle notizie), enciclopedia ricca di aneddoti e di informazioni a carattere storico, etico e letterario nello stile tipico dell` Abad al-Kuttab.
Tale enciclopedia consta di 10 libri, organizzati in: il potere, la guerra, la nobiltà, il carattere, la retorica, l’ascetismo, l’amicizia, le preghiere, il nutrimento e le donne. Agli arabi del medioevo va attribuita l’invenzione della crittoanalisi, la scienza dell’interpretazione di un messaggio di cui si ignora la chiave. Durante quel periodo, mentre i crittografi mettevano a punto nuovi sistemi di scrittura segreta, i crittoanalisti cercano di individuare i loro punti deboli e capire i segreti che custodiscono. E furono i crittoanalisti arabi a trovare il punto debole della sostituzione monoalfabetica, un sistema che da secoli resisteva a ogni assalto.
Durante il periodo Abbaside furono svolti numerosi studi, infatti furono assimilate le più antiche culture, dall’egiziana alla babilonese, dall’indiana alla cinese, dalla persiana a l’armena, dall’ebraica alla greco-romana, acquistando opere di ogni genere e traducendole in arabo. Non v’è dubbio che l’Islam di quel periodo fosse la civiltà più colta e informata del mondo.
A Bassora, Kufa e a Baghdad attuale Repubblica dell’Iraq, erano sorte le importanti scuole teologiche dove raffinati metodi linguistici erano applicati sia al Corano, compendio di verità divine di cui Muhammad ﷺ era il portavoce, sia Hadith, la raccolta canonica degli atti e delle massime del Profeta. Questa struttura nasce proprio con il profeta Muhammad ﷺ e poi successivamente il primo califfo Abū Bakr رضي الله عنه ebbe il compito di riunire tutte le rivelazioni che compongono il Corano formato da 114 suwar (capitoli).
La redazione fu portata avanti dal secondo califfo ʿOmar ibn al-Khaṭṭāb رضي الله عنه con l’aiuto della figlia Ḥafṣa bint ʿUmar, e conclusa con il terzo califfo ‘Othmàn ibn ‘Affàn رضي الله عنه Per esempio, il computo della frequenza di alcune parole era usato per stabilire la cronologia dei capitoli del Corano: poiché taluni vocaboli erano considerati di uso più recente, la loro abbondanza in un capitolo giustificava la sua collocazione nell’ultima parte della cronologia. Tipico dello studio dell’Hadith era invece lo sforzo di stabilire l’etimologia dei vocaboli e di individuare formule ricorrenti, per dimostrare che una massima attribuita al Profeta corrispondeva alle sue abitudini linguistiche. Particolarmente importante è il fatto che l’esame dei testi non si arrestava al livello delle parole, ma giungeva alle singole lettere. Ci si accorse allora che esse compaiono con frequenza molto variabile. Così, A e 1 sono le lettere più comuni nella lingua araba, in parte per via dell’articolo determinativo al-, mentre G è dieci volte meno frequente. Questa constatazione apparentemente innocua condusse alla prima grande scoperta della crittoanalisi. Non si sa chi per primo abbia capito che la diversa frequenza delle lettere permetteva di decifrare un crittogramma; di certo, la più antica descrizione del procedimento si deve allo studioso del IX secolo al-Kindi.
Al-Kindī, nacque a Kufa (185 – 796) da una famiglia aristocratica araba della tribu` di Kindah, originaria dello Yemen. È stato un matematico, astrologo, medico, filosofo, fisico, astronomo e scienziato arabo soprannominato “il filosofo degli Arabi”. A Baghdad godette della protezione da parte dei califfi Abbassidi ove Lui si trovò a svolgere traduzioni dei testi greci in arabo. Fu considerato il pioniere della crittoanalisi, utilizzando diversi metodi per decrittare un codice cifrato. Viene ricordato come il primo a studiare la statistica delle frequenze delle lettere di un testo. La sua più lunga monografia, ritrovata solo nel 1987 nell’Archivio ottomano Sulaimaniyyah di Istanbul, si intitola Risāla fī istikhrāj al-muʿamma (Epistola sulla decifrazione dei messaggi crittati).

Essa contiene ampie disquisizioni circa la statistica, la fonetica e la sintassi della lingua araba, ma anche il rivoluzionario procedimento crittoanalitico sottoelencato suddiviso in due brevi paragrafi:
Il manoscritto fornisce metodi di crittoanalisi, cifratura, crittoanalisi di alcune cifrature e analisi statistiche di lettere e combinazioni di lettere in lingua araba. La tecnica di al-Kindi, nota come analisi delle frequenze, dimostra che la crittoanalisi non implica il controllo di svariati miliardi di possibili chiavi. Il contenuto di un messaggio crittato si può scoprire semplicemente calcolando la frequenza dei singoli elementi del testo in cifra.
Dr Abdellah M. Cozzolino