

Il viaggio verso la realizzazione della natura divina è un percorso di introspezione e purificazione. Attraverso il digiuno, l’imitazione degli attributi divini e la riflessione su insegnamenti sufi, possiamo avvicinarci alla Verità e comprendere il nostro legame con Allah. Scopri come il Ramadan diventa il momento ideale per intraprendere questo cammino spirituale.
C’era una volta un uomo pigro che trascorreva le sue giornate pregando Allah affinché gli rivelasse un tesoro nascosto sotto terra. La sua speranza era che, trovando quel tesoro, avrebbe vissuto felice e senza preoccupazioni per il resto della sua vita. Un giorno, nella sua preghiera, disse: “Oh Allah, tanti ricchi vengono in questo mondo, poi se ne vanno lasciando le loro ricchezze nelle viscere della terra. Il tesoro è conservato inutilmente. Oh Allah, mostramene uno solo!”.
Questo era ciò che l’uomo faceva ogni giorno: pregava incessantemente, sperando che Allah esaudisse il suo desiderio. La sua mente era ossessionata dall’idea del tesoro, e ogni giorno la sua determinazione a supplicare Allah aumentava. Passava giorni e notti piangendo e implorando con fervore. Una notte, dopo aver pregato, si addormentò profondamente e sognò di incontrare Hatif, un angelo custode inviato da Allah per guidarlo.
Hatif gli chiese: “Amico mio, cosa stai chiedendo a Allah con così tanto ardore?”
L’uomo rispose: “Sto chiedendo un tesoro.”
“Allah mi ha ordinato di mostrarti il luogo del tesoro,” disse Hatif. “Ti darò dei segni. Ascolta attentamente!” L’angelo gli spiegò di andare su una collina con un arco e una freccia, e aggiunse: “Posizionati nel luogo che ti indicherò, scocca una freccia e dove cadrà, lì troverai il tesoro.”
Al risveglio, l’uomo si sentì colmo di gioia. Finalmente, pensava, avrebbe trovato il tesoro tanto desiderato. Immaginava già la sua vita da uomo ricco, rispettato e privo di preoccupazioni. Senza perdere tempo, si recò sulla collina indicata dall’angelo, portando con sé tutto ciò che serviva. Una volta arrivato, cercò i segni indicati da Hatif, posizionò la freccia sull’arco e lo tese. Ma proprio mentre stava per scoccare, si bloccò: in quale direzione avrebbe dovuto lanciarla?
“Non importa,” pensò. “Scaverò ovunque cada.”
Decise di scoccare la freccia verso la Qibla, la direzione sacra. La freccia volò lontano, e l’uomo scavò nel punto in cui era caduta. Scavò con grande sforzo, fino a sudare copiosamente, ma non trovò nulla. Non si arrese: tornò al punto di partenza, scoccò un’altra freccia in una direzione diversa e scavò di nuovo. Continuò così per giorni e notti, creando un fossato che circondava l’intera collina.
Hatif rispose con calma: “Cosa hai fatto?”
L’uomo spiegò: “Ho scoccato frecce in tutte le direzioni e ho scavato dove cadevano, ma non ho trovato nulla.”
Hatif replicò: “Hai frainteso le mie istruzioni. Ti avevo detto di scoccare una freccia e scavare nel punto in cui sarebbe caduta, ma tu hai complicato tutto. Il tesoro era sempre stato ai tuoi piedi.”
Il giorno seguente, l’uomo tornò sulla collina e seguì le istruzioni alla lettera. Scoccò una freccia e, con sorpresa, questa cadde proprio ai suoi piedi. Scavò nel punto indicato e, finalmente, trovò il tesoro.
Jalaluddin Rumi concluse la sua storia recitando un verso poetico:
In verità, il tuo Dio è più vicino della tua vena giugulare,
ma hai scoccato la freccia della tua mente troppo lontano.
O tu che porti arco e frecce,
il tesoro che desideri è vicino a te,
perché lo cerchi così lontano?
Questa storia rappresenta il viaggio dell’essere umano alla ricerca di al-Haqq (la Verità). Rumi ci invita a riflettere su due importanti insegnamenti:
Il Profeta Muhammad ﷺ ha detto: “Comportatevi con la morale di Allah” (Takhallaqú bi-akhlaq Allâh). Questo significa che dobbiamo risvegliare e riflettere le qualità divine custodite dentro di noi. Non saremo mai come Allah, ma possiamo emulare le Sue qualità per migliorare la nostra condotta. Digiunare, pregare e vivere in modo sobrio sono mezzi per avvicinarci a Lui. Tuttavia, vivere un’esperienza di vita simile a quella di Allah risveglierà senza dubbio il potenziale per la morale divina dentro di noi, migliorando così la nostra condotta e il nostro comportamento.
Uno spirito adornato da una morale lodevole brillerà intensamente, perché non ci sarà più un velo che lo separa dalla sua Origine. Come abbiamo affermato nella discussione precedente, la morale è identica alla personalità. Quindi, realizzare la morale divina in noi stessi significa trasformare la nostra personalità in una personalità santa e di natura divina. La vita di Allah è caratterizzata, tra le altre cose, dalla negazione del mangiare, bere e delle relazioni sessuali.
Emulare la vita di Allah significa cercare di attualizzare la Sua morale. L’emulazione di Allah non implica cercare di essere come Lui, ma piuttosto emulare e attualizzare il potenziale della morale divina dentro di noi. Per questo motivo, non ci è stato ordinato di digiunare sempre, ma solo dall’alba al tramonto. Non ci è stato nemmeno ordinato di digiunare tutto l’anno, ma solo nei giorni stabiliti, ovvero durante il mese di Ramadan. In questo modo, cerchiamo di attualizzare le Sue qualità che Egli ci ha affidato, affinché non siano oscurate da altre qualità che esistono in noi, come quelle syaithaniyah (sataniche), bahimiyah (animalesche) e sab’iyah (selvagge).

Il digiuno: un percorso verso la perfezione spirituale
In relazione all’attualizzazione delle qualità divine negli esseri umani, Ibn Arabi divide il digiuno in due livelli.
1. Il Digiuno come Protezione (wiqâyah)
A questo livello, il digiuno è uno strumento per sopprimere le abitudini mentali e fisiche che caratterizzano la vita umana. Queste abitudini si manifestano spesso come desideri di natura animalesca. Quando la brama si intensifica e pretende di essere soddisfatta, il digiuno ci insegna a dominarla attraverso la fame, la sete e l’astensione dai rapporti sessuali. Questo tipo di digiuno agisce come uno scudo (wiqayah), proteggendoci dagli impulsi negativi e aiutandoci a controllare i desideri.
Questo livello si basa sul famoso hadith del Profeta Muhammad ﷺ:
“Il digiuno è come uno scudo. Se uno di voi digiuna, non dica parole volgari né si comporti in modo sciocco. Se qualcuno lo insulta o lo attacca, dica: ‘In verità, sto digiunando.’”
Questo hadith ci invita implicitamente a mantenere la purezza dell’anima e l’obbedienza del corpo nell’adempimento dei comandamenti divini.
2. Il Digiuno come Imitazione degli Attributi Divini (takhalluq)
A un livello più elevato, il digiuno non è più semplicemente uno strumento per controllare gli impulsi, ma diventa un’espressione di amore e fascinazione per la grandezza (jalal) e la bellezza (jamal) di Allah. Qui, il digiuno rappresenta un tentativo di imitare gli attributi e i nomi divini. Il servo che raggiunge questo livello fa di Allah il centro della propria attenzione e cerca di riflettere la Sua immagine. Alla fine, il servo che digiuna in questo modo appare come un riflesso della luce divina sulla terra.
Come emerge implicitamente nella storia sufi sopra, Allah non è lontano da noi.
Egli è più vicino della nostra stessa vena giugulare. Tuttavia, a causa delle nostre percezioni errate, Lo vediamo troppo lontano, rendendo difficile conoscerLo. Jalaluddin Rumi ci consiglia di non scoccare le frecce della nostra mente troppo lontano, ma ci invita a entrare nelle profondità più intime del nostro cuore per purificarlo e illuminarlo, affinché Allah possa regnare in esso. Immergersi nella vita di Allah ha un significato metafisico-trascendente: desideriamo sentire direttamente la vita di Allah. Non avremo mai un’esperienza metafisica con Dio prima di vivere una vita simile alla Sua.
Finora abbiamo discusso il significato sociale del digiuno, ovvero condividere la sofferenza provata dai poveri.
Tuttavia, il significato del digiuno non si limita a questo. Se il significato del digiuno fosse limitato a questo, quale sarebbe il significato del digiuno per i poveri, che sono abituati a soffrire la fame? Oltre al significato sociale, il digiuno ha anche un significato metafisico, ossia raggiungere un’esperienza spirituale unica, diversa da ogni altra forma di adorazione. Secondo Ibn Arabi, il digiuno è un’adorazione unica.
Tutte le altre forme di adorazione vengono eseguite sotto forma di amal (azioni), mentre il digiuno si realizza sotto forma di tark (astensione) e salabi (negazione), poiché il digiuno consiste nel trattenersi e nell’astenersi da tutto ciò che lo infrangerebbe. Per questo motivo, il digiuno non può essere percepito da nessuno, tranne che da Allah.
La natura salabi del digiuno viene equiparata da Ibn Arabi alla natura tanzih (incomparabilità) propria di Allah. Poiché possiede la natura tanzih, Allah è diverso da tutto ciò che non è Lui. Allo stesso modo, la natura salabi del digiuno lo rende diverso da tutte le altre forme di adorazione. Poiché il digiuno non è un’azione, ma piuttosto un trattenersi e un astenersi, non possiamo percepirne l’entità. Per questo, Allah è Colui che ricompensa direttamente il digiuno secondo la Sua volontà, senza alcuna limitazione. Questo è diverso dalle altre azioni che hanno una ricompensa stabilita, che varia da una a settecento volte.
Si narra che Abu Umamah si recò dal Profeta (pace su di lui) e chiese:
“Ordinami una delle cose più importanti che ho ricevuto da te!”
Il Messaggero di Allah rispose: “Digiuna, perché il digiuno è incomparabile.”
I tre termini sufi takhalli, tahalli e tajalli rappresentano le fasi del viaggio spirituale verso Allah:

Immagine di Corano aperto con una luce che illumina
La parola “Ramadan” deriva dal termine “ramdha“, che significa “calore ardente”, poiché il mese di Ramadan è il periodo in cui i peccati vengono bruciati. Questo termine è anche considerato uno dei nomi di Allah, poiché Egli continua a bruciare i peccati dei Suoi servi che, dopo aver commesso atti immorali, Gli chiedono perdono. In un hadith, il Profeta Muhammad ﷺ disse: “Non dite ‘Ramadhân’, perché Ramadhân è uno dei nomi di Allah, ma dite ‘shahr ramadan’ (il mese di Ramadan).”
Perciò, il mese di Ramadan è un mese speciale, poiché è l’unico mese che porta il nome di Allah. È il periodo di “takhalli” più importante dell’anno, poiché durante questo mese i musulmani digiunano, e il digiuno diventa un mezzo per svuotarsi dai peccati e purificare il cuore dai cattivi comportamenti. In un hadith si afferma: “Chiunque digiuni con fede e sincerità, i suoi peccati passati saranno perdonati.”
Attraverso il digiuno, tutti i pesanti fardelli sotto forma di peccati vengono eliminati.
Tuttavia, lo svuotamento del cuore dai peccati e dai cattivi comportamenti non deve essere considerato un processo semplice, come svuotare un cestino pieno di rifiuti. Quando un cestino viene svuotato, il suo contenuto sparisce immediatamente. Non è così per il cuore: non possiamo eliminare peccati e cattive caratteristiche in modo immediato.
Ogni volta che rimuoviamo peccati e cattivi comportamenti, ne emergono altri, provenienti da noi stessi, dalla nostra brama e da Satana. Perciò, non dobbiamo solo svuotare il cuore dai peccati, ma anche liberare la brama dalla sua natura ammarah (che incita al male), poiché essa è la fonte dei peccati e dei cattivi comportamenti. Quando il sé è svuotato dai peccati e dai cattivi comportamenti, dobbiamo contemporaneamente riempirlo con buone azioni e qualità lodevoli. Il takhalli deve essere accompagnato dal tahalli, poiché un cuore vuoto sarà inevitabilmente riempito da altri peccati e cattivi comportamenti.
Pertanto, takhalli e tahalli devono essere eseguiti simultaneamente.
Letteralmente, la parola tahalli significa “decorare”, “abbellire” o “mettere in ordine”. L’anima, che è stata svuotata dai peccati, dalle caratteristiche spregevoli e dai desideri bramosi, deve essere riempita e adornata con azioni sincere e qualità morali lodevoli (mahmudah).
Svuotare e riempire il cuore con l’obiettivo di raggiungere al-Haqq (la Verità) non è un compito facile. Entrambi richiedono sincerità (mujahadah) e una forte volontà (irâdah), poiché durante il takhalli e il tahalli un salik (سالك, cercatore spirituale) affronta molte difficoltà e ostacoli che potrebbero spezzare il suo spirito e deviare le sue intenzioni. Tuttavia, allo stesso tempo, Allah concede varie esperienze interiori uniche. Queste esperienze spirituali emergono con il crollo della vecchia personalità e la formazione incompleta della nuova personalità. Negli studi psicoanalitici, questo processo è visto come un percorso di individuazione che rafforza progressivamente la personalità di una persona. Questo processo culmina nell’integrazione di tutte le parti dell’anima, sia consce che subconscie, portando al punto culminante che riflette la divinità negli esseri umani.
Il culmine dell’aspirazione di un salik, dopo aver attraversato il takhalli e il tahalli, è il tajalli, che significa “manifestazione” o “rivelazione”.
La manifestazione di Allah alle Sue creature è chiamata tajalli Ilahi o tanazzul Ilahi, ovvero quando Allah si mostra attraverso l’universo come Suoi âyât (segni). D’altra parte, gli esseri umani possono percepire la presenza di Dio nelle loro vite dopo aver attraversato le fasi di takhalli e tahalli. Nella fase di takhalli, ci si purifica per avvicinarsi ad Allah, perché, secondo un hadith, Egli non può essere avvicinato se non da una persona pura. Nella fase di tahalli, ci si adorna con qualità lodevoli, ovvero qualità divine. L’esperienza metafisica della trasformazione degli attributi e dei nomi di Allah consente di vivere una vita simile a quella di Dio. Poi, nella fase di tajalli, si percepisce la realtà della presenza di Allah nella propria esperienza interiore come un’esperienza individuale e soggettiva.
In un hadith qudsi narrato da Bukhari si afferma che un servo che ama Allah e continua a compiere azioni obbligatorie e sunnah sarà amato da Allah.
L’amore di Allah per lui porta a una vicinanza incomparabile, così che egli ascolta con l’udito di Allah, vede con la vista di Allah, e così via. Questa è un’esperienza metafisica che rappresenta il culmine delle realizzazioni dei sufi. Questa esperienza è anche chiamata “tajalli”.
“Il digiuno è per Me”
In un hadith qudsi si afferma: “Ogni azione dei discendenti di Adamo è per loro, eccetto il digiuno. In verità, il digiuno è per Me e Io lo ricompenserò.“
Quando qualcuno prega, gli altri possono giudicare se la sua preghiera è perfetta, parzialmente perfetta o molto lontana dalla perfezione. Allo stesso modo, quando si fa elemosina, gli altri possono valutare quanto sia buona l’elemosina. Lo stesso vale per altre azioni. Tutte le azioni che compiamo possono essere giudicate dagli altri secondo i loro punti di vista. Il digiuno, però, è diverso. Non posso giudicare il tuo digiuno, se è buono o meno. Non posso nemmeno essere certo se stai davvero digiunando, facendo finta di digiunare o non digiunando affatto. Poiché il digiuno non può essere osservato o stimato, è un atto che solo Allah può giudicare e ricompensare.
Se Allah – attraverso le parole del Suo Profeta – dice: “Il digiuno è per Me e Io lo ricompenserò,” significa che il digiuno è un diritto esclusivo di Allah. Solo Lui può giudicarlo e dare il premio corrispondente. Per questo, il digiuno è considerato l’atto più speciale, direttamente illuminato dalla grazia di Allah, ed Egli stesso lo ricompenserà con ricompense illimitate.
Per i saggi, il digiuno è uno dei principali mezzi per avvicinarsi ad Allah, o per essere “immortali” in Lui.
Essi digiunano solo per Allah, imitando i Suoi attributi, senza mai aspirare a diventare Lui, ma piuttosto a riflettere le Sue qualità divine. La ricompensa per il digiuno fatto esclusivamente per Allah non è più il Paradiso, ma Allah l’Onnipotente stesso, che è la ricompensa, poiché non esiste ricompensa migliore di questa.
Pertanto, i saggi interpretano il frammento del hadith “Io sono Colui che lo ricompensa” come “Io sono Colui che è la sua ricompensa“. Infatti, il gruppo dei digiuni comuni (khawwâsh) e dei fedeli si aspetta ricompense da Allah sotto forma di piaceri paradisiaci, mentre i khawwash al-khawwâsh si aspettano solo Allah, e non il Paradiso, poiché per loro non esiste piacere che superi l’essere insieme alla Fonte e al Custode di tutti i piaceri.
Per i saggi, il digiuno è uno dei principali mezzi per avvicinarsi ad Allah, o per essere “immortali” in Lui.
Per loro, il digiuno è come il carbone vicino a una fiamma. La natura del fuoco è illuminare, riscaldare, bruciare e ardere, mentre la natura del carbone è scura, sporca, non calda e non brucia. Se il carbone viene avvicinato al fuoco, le sue proprietà cambieranno gradualmente fino a somigliare a quelle del fuoco e sarà in grado di produrre ciò che il fuoco produce. Anzi, non potremo più distinguere tra carbone e fuoco, perché il carbone sarà stato influenzato dalle proprietà del fuoco.
La persona che digiuna, avvicinandosi ad Allah imitando i Suoi attributi, a un certo punto affonderà e diventerà mortale nei Suoi attributi (fana fi al-shifat). Egli digiuna solo per Allah, perché Egli è il vero Proprietario, e Allah ha digiunato dall’eternità. Noi, come servi e creature di Allah, imitiamo i Suoi attributi e digiuniamo come creature, solo dall’alba al tramonto. Digiuniamo per avvicinarci a Lui, immergendoci nel Suo abbraccio, ma non per diventare Lui. Il carbone non è fuoco e il fuoco non è carbone, ma le proprietà del fuoco hanno influenzato il carbone al punto che l’immagine del fuoco ricopre il carbone.

Ogni pagina del Corano è un passo verso la saggezza e la spiritualità.
Gli esseri umani sono le creature più uniche. Così uniche che, ancora oggi, l’uomo non è stato in grado di definirsi completamente. Una descrizione dell’unicità degli esseri umani è spiegata in un hadith qudsi: “Al-Insân sirri wa ana sirruh” (L’uomo è il Mio segreto e Io sono il suo segreto). Questo hadith spiega implicitamente l’unicità degli esseri umani, al punto che non possiamo definirla completamente. Quando gli esseri umani diventano il contenitore del segreto di Allah, è certamente inimmaginabile quanto sia vasto questo segreto, così vasto che non possiamo limitarlo con la conoscenza limitata.
Le prove empiriche supportano questo hadith. Oggi, con il rapido sviluppo della scienza e l’emergere di nuove discipline che analizzano e studiano l’essere umano, la definizione e la conoscenza che gli uomini hanno di sé stessi non è mai completa. Con il progresso della conoscenza, la definizione dell’essere umano diventa sempre più vaga e frammentata. La definizione degli esseri umani secondo gli antropologi è diversa da quella dei sociologi, così come da quella degli psicologi e così via. Chi sono realmente gli esseri umani e qual è la vera natura dell’umanità? Fino ad ora, la scienza non è mai stata in grado di fornire un quadro definitivo e finale. Forse la filosofia può offrire una spiegazione più ampia, ma essa stessa non è immune da critiche, perché all’interno della filosofia esistono diverse scuole con fondamenti e prospettive differenti. Di conseguenza, le domande sull’essere umano non trovano mai una risposta completa.
In questa sezione non discuteremo le definizioni degli esseri umani espresse dai vari scienziati, poiché ciò richiederebbe uno studio separato. Parleremo invece della relazione spirituale tra l’essere umano e il suo Allah. Negli studi teologici si crede che l’essere umano sia il culmine della creazione divina, perché in lui Allah vede la Sua immagine completa. In un hadith qudsi, si afferma che Allah è come un tesoro nascosto. Egli vuole essere conosciuto, quindi ha creato l’universo come Suo majla “مجل” (contenitore di manifestazione). Tuttavia, Egli non può vedere la Sua immagine completa nella natura, perché le parti della natura mostrano solo una piccola parte della Sua immagine. Poi ha creato l’uomo e, nell’uomo, Egli può vedere la Sua immagine sotto forma di nomi e attributi in modo completo e bilanciato.
Tuttavia, non tutti gli esseri umani possono riflettere la Sua immagine; i Suoi nomi e attributi possono essere riflessi solo in un essere umano perfetto (insan kamil). Negli studi di sufismo, questo è definito tajalli o tanazzul.
L’insan kamil è colui che è riuscito a purificare il proprio cuore e la propria anima, eliminando i veli che oscurano la luce divina. Egli diventa come uno specchio puro, capace di riflettere in modo chiaro e completo i nomi e gli attributi di Allah. In questo senso, l’essere umano perfetto non è solo una manifestazione della creazione divina, ma anche un mezzo attraverso il quale Allah si conosce e si manifesta a Sé stesso.
Questo concetto è strettamente legato all’idea che l’essere umano sia stato creato fi ahsani taqwim (nella forma più bella e perfetta, come menzionato nel Corano, sura At-Tin, 95:4). Tuttavia, questa perfezione non è automatica: è un potenziale che deve essere realizzato attraverso lo sforzo spirituale e la connessione con il Divino.
In conclusione, gli esseri umani sono unici non solo per la loro complessità fisica, mentale e spirituale, ma soprattutto perché portano in sé il segreto di Allah. Essi sono il luogo in cui Allah si manifesta in modo completo, ma solo coloro che raggiungono lo stato di insan kamil possono riflettere pienamente questa immagine divina. Essere consapevoli di questa realtà significa intraprendere un viaggio spirituale per avvicinarsi a Allah, purificare il cuore e diventare un riflesso della Sua luce e dei Suoi attributi.
Non esistono forse altre creature, come gli angeli, che potrebbero occupare quella posizione grazie alla loro obbedienza e santità? Eppure, negli studi di filosofia islamica e sufismo, gli esseri umani sono considerati più speciali degli angeli. Questo perché l’essere umano è una creatura dotata di libertà e capacità di plasmare la propria natura. Gli esseri umani possono trasformarsi interiormente, cambiando la propria identità: possono elevarsi fino a diventare simili agli angeli, oppure degradarsi al livello di animali selvaggi o stolti. L’identità che ciascuno costruisce durante la vita lo accompagnerà fino alla morte e sarà risvegliata nella stessa forma nell’Aldilà. Al contrario, gli angeli non possiedono questa libertà né la capacità di trasformazione: essi sono stati creati con un unico compito e una sola stazione, dalla quale non si spostano mai. Per questo motivo, gli angeli non hanno creatività.
Quando Allah insegnò agli angeli i “nomi”, essi non furono in grado di comprenderli completamente. Solo Adamo, il primo essere umano, fu capace di apprenderli, dimostrando una creatività superiore. Quando fu inviato sulla terra, Adamo fu in grado di diventare un jâ’il (creatore), pur senza uguagliare Allah come Khaliq (Creatore). Adamo fu anche capace di acquisire conoscenza come un ‘alim (sapiente), pur essendo la sua conoscenza limitata, sia in qualità che in quantità, rispetto alla conoscenza infinita di Allah.
Nel sufismo, il cammino spirituale dell’essere umano verso la perfezione è descritto con il termine taraqqi, che rappresenta l’ascesa verso il picco spirituale, rendendo l’uomo il culmine della creazione divina. Il concetto di taraqqi si basa sull’idea che nell’essere umano vi sia una scintilla divina, che lo spinge costantemente a desiderare di avvicinarsi a Allah. Questo desiderio si manifesta attraverso l’adorazione e lo sforzo di migliorare la propria qualità morale, imitando gli attributi divini di Allah. L’essere umano intraprende questo percorso attraverso i livelli di sharia (legge religiosa), thariqah (via spirituale) e haqiqah (verità essenziale), fino a raggiungere la ma‘rifah (conoscenza mistica). Parallelamente, egli coltiva la propria moralità attraverso i livelli di ta‘alluq (legame con Allah), takhalluq (adornarsi con le qualità divine) e tahaqquq (realizzazione della verità). Entrambi questi percorsi conducono alla perfezione spirituale, permettendo all’essere umano di riflettere pienamente l’immagine divina.
Cos’è un essere umano perfetto (insan kamil) e perché è considerato il culmine della creazione divina?
Questo è l’Uomo Immagine del Divino, il ponte tra l’universo e Allah, degno di essere nominato califfo (vicario) sulla terra. Il califfo è il rappresentante di Allah, colui che detiene il mandato divino. Gli esseri umani perfetti (insan kamil) ricevono questa fiducia da Allah grazie alle loro capacità intellettuali, morali, sociali e spirituali.
Un mezzo fondamentale per raggiungere questa perfezione è il digiuno. Durante il mese sacro del Ramadan, il digiuno diventa un’occasione per migliorare la qualità intellettuale, morale e spirituale. Attraverso il digiuno, siamo chiamati ad accrescere la devozione nell’adorazione e nella riflessione, stimolando anche l’innovazione nella conoscenza. Inoltre, il digiuno ci aiuta a perfezionare la nostra moralità attraverso il takhalluq e ad affinare la nostra consapevolezza sociale. Esso aumenta anche l’esperienza spirituale: ricordiamo che il Profeta Mosè (AS) ricevette la Torah dopo un periodo di digiuno, e il Profeta Muhammad ﷺ ricevette la sua prima rivelazione durante il mese di Ramadan.
Pertanto, il digiuno non è solo un atto di adorazione, ma un mezzo per realizzare il nostro potenziale umano, avvicinandoci allo stato di perfezione raggiunto dai profeti e dai santi.
Saluti di pace a tutti voi, fratelli e sorelle.
Che possiate trovare serenità, riflessione e gioia spirituale in questo mese benedetto di Ramadan.