


L’immigrazione irregolare verso l’Italia è stata caratterizzata da un marcato aumento dei flussi su tutte le rotte marittime e terrestri. Dall’inizio dell’anno sono sbarcati sulle nostre coste circa 71.000 immigrati dalla rotta del Mediterraneo centrale e sono stati identificati circa 10.000 irregolari presenti sul territorio nazionale provenienti da altre rotte. Il nostro Paese, in linea con gli anni precedenti, continua a rivelarsi la principale porta d’ingresso e transito di migranti irregolari nell’Unione Europea. La gestione dei flussi di immigrati e la mitigazione del rischio comporta un’estensione del concetto di sicurezza nazionale anche alla coesione politico-sociale oltre che all’integrità territoriale e all’indipendenza politica.
Tale fenomeno, analizzato in una prospettiva olistica che ricomprende molteplici push e pull factors di lungo e medio-breve periodo, è altresì marcatamente agevolato da un attivismo criminale – di natura associativa o individuale – presente su tutte le rotte migratorie in grado di creare un ingente indotto economico che rende le relative attività di prevenzione e contrasto più ardue.
L’ingresso incontrollato di migranti irregolari in Italia non è un problema solo in termini di incidenza sul tessuto sociale italiano ma, come spesso si è visto, anche in termini di sicurezza nazionale ed europea. L’ultimo in ordine di tempo a lanciare l’allarme in tal senso è stato il generale Pasquale Angelosanto, comandante dei Ros dei Carabinieri, nel corso del convegno tenutosi in Senato il 10 luglio sull’immigrazione irregolare.
L’ufficiale dell’Arma ha analizzato le minacce, evidenziando come “la sicurezza nazionale oggi deve fare i conti con organizzazioni criminali transnazionali, strutture complesse radicate in più Stati e composte da persone di diversa nazionalità che sfruttano le vittime costrette a prostituirsi, a delinquere, al lavoro nero“.
Pur non essendoci legami stabili e strutturali tra il traffico dei flussi irregolari e reti terroristiche di tipo jihadista, va evidenziato come diversi soggetti poi radicalizzatisi o anche addestrati militarmente siano transitati attraverso le rotte di migranti irregolari.
Ricordiamo qui solo i casi più eclatanti: il tunisino Anis Amri, l’attentatore di Berlino del 2016, è entrato a Lampedusa nel 2011; il cittadino somalo, legato alle organizzazioni terroristiche di Al-Shabaab, Mohsin Ibrahim Omar, fermato a Bari nel 2018 perché progettava un attentato nella Basilica di San Pietro a Roma, è giunto in modo irregolare in Italia nel 2016; lo yemenita Mohamed Fathe che nel 2019 ha accoltellato un militare davanti alla stazione centrale di Milano è giunto in modo irregolare in Italia dalla Libia nel 2017; il sudanese Abdallah Ahmed-Osman, autore del duplice omicidio nella cittadina francese di Romans-sur-Isère, è entrato in modo irregolare in Calabria nel 2016; il tunisino Brahim Aoussaoui autore della strage nella cattedrale di Nizza nel 2020 è entrato clandestinamente a Lampedusa nel 2020; i due gambiani, Sillah Osman e Alagie Touray, collegati al terrorismo islamista dell’ISIS, e che sono stati arrestati nel napoletano nel 2018, sono sbarcati nel 2017 in Sicilia.
Redazione