
Vivere in un paese a maggioranza musulmana offre un’opportunità unica di familiarizzare con la lingua araba. Nonostante l’Islam e l’arabo siano due realtà distinte, esse sono indissolubilmente legate. Questo legame è dovuto al fatto che il Corano e i messaggeri dell’insegnamento islamico si sono espressi in questa “lingua celeste“. Di conseguenza, è impossibile negare l’importanza dell’arabo per comprendere appieno gli insegnamenti dell’Islam. Tutte le fonti del diritto islamico — dal Corano, agli hadith, fino alle parole degli studiosi — sono in arabo. Inoltre, rami fondamentali della conoscenza che costituiscono la base della vita religiosa islamica, come il Fiqh, il Sufismo e la teologia (tawhid), possono essere pienamente compresi solo attraverso la conoscenza della lingua araba.
Quando l’arabo diventa un elemento centrale per comprendere l’integrità dell’Islam, imparare questa lingua diventa una necessità per chi desidera approfondire la propria conoscenza della fede. Di conseguenza, le discipline linguistiche arabe — come la morfologia (صرف – ṣarf), la stilistica (أسلوب – Uslūb), la retorica (البلاغة – balaghah) e la grammatica (النحو – Nahwu) — diventano materie imprescindibili da studiare.
Tra queste, il Nahwu rappresenta il primo passo per comprendere l’arabo, poiché la grammatica insegna a usare correttamente la lingua, soprattutto a chi non è madrelingua. I benefici della grammatica araba sono vasti: come sottolineano gli studiosi, senza una solida conoscenza della grammatica araba, non è possibile spiegare compiutamente discipline come il Fiqh.
L’Imam Shafi’i disse:
<<Chi padroneggia la grammatica araba comprende con facilità ogni tipo di conoscenza>>.
Un sapiente disse:
<<Chi parla di fiqh senza conoscere la lingua (araba) parla con una lingua corta (limitata)>>.
Da questo si evince che la scienza della grammatica è la base che ci guida verso le scienze della sharia, sia quelle esteriori, come il Fiqh, sia quelle interiori, come il Sufismo.
Purtroppo, nonostante molti conoscano il Nahwu, molti evitano il Sufismo perché percepito come una disciplina “astratta” e complessa, soprattutto da chi si occupa di linguistica. Al contrario, il Fiqh è considerato più accessibile perché applicabile direttamente nella vita quotidiana. Tuttavia, l’insegnamento del Sufismo dovrebbe sempre accompagnare quello del Fiqh: senza questo equilibrio, si rischia una sterilità spirituale e una scarsa comprensione profonda del messaggio islamico.
Per affrontare questa sfida, l’arabo introduce il concetto di Grammatica Spirituale (Nahwul Qulûb), un approccio che unisce la comprensione della grammatica araba con il significato nascosto del Sufismo, offrendo così una chiave per interpretare il Corano a un livello più profondo.
Non si tratta solo di riconoscere che in arabo esiste un soggetto (fa’il) marcato da una determinata desinenza, ma di comprendere che nella vita stessa deve esserci un “soggetto” principale, ovvero Allah, che è il più grande. Molti padroneggiano la grammatica araba senza però coglierne il significato spirituale insito nelle regole della lingua coranica. Nahwul Qulûb, la Grammatica Spirituale, si propone di rivelare proprio questo contenuto sufico nascosto.
La grammatica spirituale insegna che, così come in una frase deve esserci un soggetto che governa la struttura, nella vita esiste un “soggetto” supremo, ovvero Allah, che è il vero attore di ogni evento. In questo modo, la linguistica non è solo uno strumento di comunicazione tra esseri umani, ma diventa un mezzo per stabilire una comunicazione con l’Onnipotente.
Yusuf Daud
Founder SophiaCitra Institute PhiloSufi centre for Interfaith and Intercultural dialogue Surabaya-Indonesia